Ancora una volta un GP che "poteva fare la differenza" l'ha fatta, sì, però a vantaggio di Lewis Hamilton. Che a Singapore è stato semplicemente impeccabile sia in qualifica che in gara, portando così a 40 punti il suo vantaggio in classifica mondiale (281 punti contro i 241 di Vettel). Certo, in realtà l'unico problema l'ha avuto da Grosjean e Sirotkin che stavano lottando tra loro al momento del doppiaggio (e lì ha tenuto bene sotto controllo Verstappen alle sue spalle) ma, come dire, se non ha avuto altre difficoltà non è colpa sua…

Max Verstappen incamera un ottimo 2° posto che gli fa rosicchiare 6 punti su Bottas in campionato (23 il distacco) ma non si può dimenticare che in gara Sebastian Vettel era stato in grado di superarlo al primo giro. Purtroppo il 2° posto del tedesco è stato vanificato da una strategia inspiegabile da parte dei box, che l'hanno richiamato al cambio gomme dopo soli 14 giri (nonostante il "bonus" iniziale della safety car).

Comprensibile il tentativo di undercut, ma completamente sbagliato nell'attuazione per due motivi: gli montano gomme ultrasoft che, oltre a non rendere, sono ardue da portare fino al traguardo; lo fanno finire dietro a Perez, che ovviamente fa la sua gara e non agevola. In questo modo Verstappen gli torna davanti (seppur per un soffio) dopo la sua sosta.Lo ammette anche Maurizio Arrivabene, che a fine gara spiega: «Oggi chi ha vinto lo ha fatto con merito. Dopo il sorpasso di Sebastian su Verstappen, abbiamo provato una strategia aggressiva, tentando l'undercut con le gomme ultrasoft. Purtroppo, nel giro chiave ci siamo trovati dietro un'altra vettura che non ci ha permesso di essere abbastanza veloci. Nonostante il risultato di oggi, nulla è perduto. Con calma e determinazione affronteremo le sei gare che restano, per lottare fino alla fine».

A quel punto Vettel non può far altro che barcamenarsi tra la necessità di salvaguardare i pneumatici senza perdere troppo, perché di attaccare ovviamente non se ne può parlare (se non rischiando di dover effettuare una seconda sosta, ancor più deleteria). Alla fine si deve quindi accontentare di portare la macchina al traguardo senza errori, comunque terzo.

La gara potrebbe essere vivacizzata dalla lotta per il 4° posto, ma Valtteri Bottas, Kimi Raikkonen e Daniel Ricciardo finiscono nell'ordine, uno in scia all'altro, senza nessun vero tentativo di cambiare le posizioni. Da notare come l'australiano sia riuscito a recuperare oltre 10 secondi di distacco con gomme ultrasoft, ma una volta a contatto degli avversari non ne avesse più per affondare il colpo (come sappiamo lui sa fare benissimo). Questo con gomme molto più fresche di Vettel (13 giri in meno), per dare un'idea.

Interessante la gara nelle retrovie, e da vari punti di vista. Da quello strategico per come si è visto che i piloti non riusciti a guadagnare le Q3 in qualifica, avendo potuto scegliere una strategia migliore (partenza su ultrasoft), guadagnavano via via posizioni man mano la gara si dipanava, rispetto a chi era partito su hypersoft. In questo modo Fernando Alonso ha capitalizzato la sua abilità sul difficile tracciato cittadino conquistando un ottimo 7° posto finale (fra l'altro unico non doppiato) che lo porta 8° in classifica a soli 3 punti da Hulkenberg.

Bravo anche Carlos Sainz 8° al traguardo, davanti a un Charles Leclerc che è riuscito addirittura a finalizzare la tattica US-HS (a differenza di US-S di chi lo precede). Ultimo a punti, Nico Hulkenberg è stato comunque il primo tra quelli partiti con gomme hypersoft, per cui anche la sua gara è valutabile positivamente, aggiungendo che in questo modo la Renault ha entrambe le macchine in top ten.

È sempre nelle retrovie che si sono oltretutto visti diversi duelli piacevoli e spettacolari, pur se con qualche botta di troppo. Inizia il duo della Force India che al via in curva 3 si prende a ruotate: Esteban Ocon finisce la gara contro il muretto, Sergio Perez prosegue senza sanzioni e in effetti non si è vista alcuna particolare manovra scorretta (ha continuato a sterzare in modo costante).

I duelli in pista sono proseguiti ancora con Perez e Sergey Sirotkin, finché il russo (che in partenza si è addirittura ritrovato con un pezzo di cerchio di Ocon infilato nell'ala) si è beccato una ruotata un po' gratuita: giusto il drive-through per Perez, come ha ammesso anche lui (e peraltro ha rimediato una gomma buca). Sirotkin ha lottato bene anche con Hulkenberg, mentre verso la fine il duello con Brendon Hartley in cui entrambi finiscono lunghi gli guadagna 5 secondi di penalità (avendo allargato il neozelandese).

Anche Romain Grosjean è stato spesso nelle zone calde delle lotte dirette, ma pure lui ottiene 5 secondi (ininfluenti) di penalità perché nella battaglia con Sirotkin ignora un po' troppo le bandiere blu dovute a Hamilton che li stava doppiando. Paradossalmente, in questa gara la Haas ha pagato il risultato delle qualifiche in modi opposti: Grosjean in top ten non ha potuto adottare la strategia migliore (e ha pure avuto un pit-stop disastroso), Kevin Magnussen era troppo indietro. Per il danese c'è solo la soddisfazione relativa del giro più veloce in gara (1'41"905) strappato a Hamilton grazie a gomme hypersoft montate sul finire.