Lo attende un’avventura nuova, con addosso una tuta inedita, lui che la carriera l’ha vissuta sempre da pilota Red Bull Racing. Il 2019 di Daniel Ricciardo difficilmente sarà in grado di riservargli le soddisfazioni registrate quest’anno, le due vittorie in Cina e a Monaco. Si porterà dietro un solo punto di contatto con quello che è oggi il presente: la power unit Renault.

La mossa del pilota australiano, di scommettere sul team transalpino, ha scompaginato una buona fetta di mercato piloti. Adesso, ultime uscite - Città del Messico l'ultima chance Red Bull di lottare per un risultato importante, secondo Horner - con la squadra che l’ha fatto crescere e portato alla vittoria, risultato che non sembra aver portato un gran bene, vista la serie di sfortune iniziata dal Gran Premio di Monaco in poi.

«E’ stata la stagione più strana tra tutte quelle corse in carriera! Vincere due delle prime sei gare è probabilmente l’avvio più competitivo mai avuto in Formula 1. Dopo Monaco pensavo che la stagione fosse molto promettente e che avremmo anche potuto giocarci una chance da outsider per il titolo», racconta Daniel.

La serie di rotture alla power unit che nel 2017 condizionò a lungo Verstappen, nella fase centrale della stagione ha preso di mira Ricciardo. Scarsa affidabilità ma anche alcune esibizioni opache, come la recente Singapore. È ormai il passato per Red Bull, un rivale in prospettiva, al quale nascondere segreti e piani sul progetto 2019. Niente più briefing tecnici che non siano quelli strettamente necessari alla gestione del week end di gara.

Sei ritiri in stagione finora, quattro dopo Monaco, il miglior risultato mai oltre il quarto posto, in entrambi i casi con Max Verstappen sul podio. Al di fuori del primo terzo di campionato, ben poche soddisfazioni: «Sento di guidare bene e applicarmi a dovere ma per tutta una serie di motivi da allora non ha più funzionato. La mia fiducia non è mai diminuita ma la motivazione e l’amore per lo sport sono andati un po’ su e giù, pur tendendo a riprendermi piuttosto in fretta».

Accettare la sfida Renault ha spiazzato Red Bull, convinta di poter chiudere un accordo per il rinnovo di contratto. La voglia di cambiare aria, trovare nuove sfide al di fuori di un ambiente dichiaratamente Verstappen-centrico. Non è ancora tempo dei saluti e dei ricordi, arriverà dopo Yas Marina: «Quando calerà la bandiera a scacchi ad Abu Dhabi e toglierò la tuta Red Bull per l’ultima volta, sarà allora il momento che mi colpirà di più. Non è tanto il “passare alla Renault” quanto il “chiudere il libro” su questa parte della mia carriera, quanto a emozioni, sarà allora che mi colpiranno di più.

Sterzi a parte: Schumacher Jr. e quella voglia di poesia

Ho indossato un casco Red Bull per oltre un decennio, è stato un viaggio divertente e certo non ci lasciamo in malo modo. Sono pronto per qualcosa di nuovo, avrò 30 anni nel 2019 e sentivo era il momento della parte successiva della mia maturità.

Può sembrare sciocco ma, essere in Red Bull così a lungo, mi ha fatto sentire che era il tempo di prendere una decisione per me stesso e mettermi in gioco là fuori. È stato un gran bel viaggio quello con Red Bull ma a volte è stato molto facile perché era tutto così familiare. Sarebbe stato facile scivolare in un sedersi sugli allori e restare bloccato nella routine, non volevo che accadesse, volevo mettermi ancora alla prova».