Romain Grosjean e Nico Rosberg, i due casi più recenti e in vista di mental coaching in Formula 1. Più semplicemente, l’assistenza di uno specialista nella cura e preparazione psicologica. Nuova moda neanche tanto, si è ritagliata una menzione sul Flobert di Autosprint in edicola.

Moda alla quale né Lewis Hamilton né Sebastian Vettel dicono di aver ceduto. Che il fattore psicologico sia essenziale nella prestazione dell’atleta è naturale, piloti in tutto e per tutto equiparabili ad atleti di altri sport con, in più, il peso del risultato assoluto in un business miliardario, aspetto richiamato recentemente da Lewis Hamilton. Visualizzare la vittoria e lavorare per raggiungerla, per dirla ancora con le parole di Lewis.

«Trovo il tema molto interessante ma non ho incontrato la persona che credo possa aiutarmi. Ho fatto delle ricerche, è un aspetto quindi che non mi ha scavalcato. Quando sei sotto stress ti serve equilibrio, ho sviluppato certe cose che funzionano su di me e ho sufficiente autodisciplina», ha raccontato Vettel ad Auto Bild.

Discutere di tensione, stress, pressioni, al vertice assoluto del motorsport è discutere dell’ovvio e il campionissimo ha la componente psicologica forte quanto quella velocistica. E di cura dello spirito, oltre le figure specializzate, prima ancora dei mental coach, se ne occupava già Nuno Cobra, che fu preparatore atletico e “allenatore della mente” di Ayrton Senna sin da metà anni Ottanta.

Tornando a Vettel e le dichiarazioni rilasciate ad Auto Bild, Seb ha aggiunto: «Ovviamente ho della pressione addosso ma gran parte delle volte sono io stesso che la carico su di me. Se sei consapevole di qual che puoi fare e non lo realizzi riesci, allora finisci per non essere soddisfatto.

In Formula 1 si tratta di comporre un puzzle, è importante sognare il puzzle completo e averlo come obiettivo, ma non devi farti distrarre nel mettere insieme i singoli pezzi. Quindi devi estrarre il massimo possibile da ogni gara, è questo il beneficio più grande per il mondiale».

Massimo possibile che, nella corsa iridata quando mancano solo 6 gare dal termine ha saputo estrarre Lewis Hamilton: per regolarità, vittorie, assenza di errori. A Sochi, il massimo sarà ancora la lotta per la vittoria, essenziale per Sebastian, chiamato a fermare la fuga solitaria verso il traguardo di Lewis e portare la corsa mondiale alla volata di Abu Dhabi.