«Mi sento in salute, più felice e forte che mai». Il barometro Hamilton non potrebbe indicare condizioni più favorevoli per proseguire verso l’obiettivo finale, verso il quinto titolo iridato. Ha il vantaggio buono per sentirsi già campione a metà? Nient’affatto. Il concetto di “frazione di iride” lo rimanda al mittente, Lewis: «Non credo si abbia mai “una mano” sul titolo. Preferirei averle entrambe e non è ancora così. Sarà lo stesso dell’ultimo week end in pista, quando ho detto di affrontare una gara per volta. C’è ancora molta strada da fare, tanti punti disponibili, sei gare sono tante ed è una stagione lunga».

Ancora sei gare da disputare, con la consapevolezza di avere una Mercedes W09 meglio attrezzata per sfidare la Ferrari di quanto non lo sia stato in altri passaggi di questo lungo mondiale. A Sochi la statistica ha sempre premiato le Frecce d’Argento, semmai è Lewis che deve rispolverare il miglior Hamilton sul tracciato che un anno fa premiò Valtteri Bottas.

«In questo week end credo ci troveremo in una posizione migliore di quanto non fossimo lo scorso anno. La comprensione della gomma è di gran lunga migliore di un anno fa, tuttavia resta sempre una sfida. Siamo concentrati, tutti lavorano tantissimo per continuare a migliorare la macchina e dovremo affrontare sfide diverse in queste ultime gare. Il lavoro è lo stesso, l’obiettivo è lo stesso e l’approccio è lo stesso di sempre», racconta.

L’ampia libertà nella gestione del tempo “libero” concessa dal team, con gli impegni extra-Formula 1 e gli interessi da passerella, diventano “distrazioni” se manca il rendimento in pista, si trasformano in mix perfetto quando trovi l’Hamilton 2018, il migliore di sempre per interpretazione di un campionato: «Ho avuto tanto tempo da dedicare a me stesso, tempo speso bene con la famiglia, perciò mi sento davvero bene per quest’ultima parte. Se dovessi misurare questa stagione, non è necessariamente la migliore tra tutte quelle corse per i risultati ottenuti, lo è per il grande rapporto instauratosi all’interno del team, il grande impegno riposto da ogni singolo. Considerato come abbiamo iniziato alcuni fine settimana in svantaggio o leggermente dietro in termini di prestazioni, i risultati prodotti sono stati alla fine migliori in generale.

La posta è più alta che mai, essendo stato l’anno più sfidante e in lotta con l’avversario più difficile, un altro quattro volte campione del mondo. La posta sul tavolo è più alta che mai e ogni week end è una scommessa, tra le decisioni che prendi, i rischi che corri e il rapporto con la ricompensa ottenuta».

Nonostante la battaglia per il titolo ormai all’ultimo chilometro, Hamilton ha ammesso di essere una spina nel fianco degli ingegneri e sollecitarli a portare in pista, prima che finisca il campionato, già alcune soluzioni da provare in ottica 2019. Un “agitatore di uomini”, per definirlo come Enzo Ferrari disse di sé: «Siamo tutti bloccati nelle nostre abitudini, è difficile cambiare. Quando lavori con gli ingegneri accade qualcosa di simile, io vivo per spezzare gli schemi e le forme, sfidare le persone. Sono un rompiscatole per i miei ingegneri, perché li sfido di continuo, mi piace pensare che abbia un impatto positivo far nascere un’idea o una direzione da seguire per spingere la crescita della macchina».