Fortuna che, il problema, doveva essere Marcin Budkowski e i segreti che avrebbe portato con sé alla Renault. La fuga di notizie, che porta Maurizio Arrivabene, da Suzuka, a esprimersi con toni decisi, e rivendicare la tutela degli interessi e dei segreti Ferrari, si conta in un confronto con la Federazione che ha il sistema ibrido della power unit al centro. Nel dettaglio, la richiesta di installare un secondo sensore sul pacco batterie, per monitorare la gestione della potenza elettrica.

Breve riassunto delle puntate precedenti. Nella settimana del Gran Premio d’Azerbaijan iniziano a circolare le voci di richieste di verifica della regolarità del pacco batterie Ferrari, successivamente confermate da Charlie Whiting, il quale fa intendere come a sollecitare la verificare dell’utilizzo dell’energia stoccata nel pacco batterie della SF71H sia stato l’ambiente Mercedes.

La notizia diventa di dominio pubblico a ridosso di Montecarlo e Toto Wolff manifesta tutto il disappunto per la chiamata in causa di James Allison e Lorenzo Sassi. Tecnici ex Ferrari e profondi conoscitori del sistema, unico, adottato già da molte stagioni sulle power unit ibride della Rossa: non un’unica batteria, bensì due elementi divisi. Le verifiche condotte dalla Federazione proseguono, con il pieno supporto della Ferrari, sempre dichiarata regolare.

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I dati apparentemente “strani”, come li definì Charlie Whiting a Montecarlo trovano spiegazione e confermano la regolarità. La vicenda continua a essere monitorata, sempre nella collaborazione tra Ferrari e FIA. Si anticipano strumenti di verifica più precisi a ridosso del Gran Premio del Canada. Poi, la notizia delle ultime settimane: la Federazione ha richiesto e applicato un secondo sensore di monitoraggio del funzionamento delle batterie.

C’è chi ha messo in correlazione il recente calo del vantaggio di power unit mostrato dalla Ferrari fino a Monza e l’installazione del secondo sensore. Maurizio Arrivabene è perentorio: “Anzitutto, la Ferrari è regolare. Ok? Lo è oggi, lo era all’inizio della stagione. Detto questo, la questione dei due sensori. Anzitutto il progetto della nostra batteria è piuttosto complesso, sono state fatte delle verifiche in passato, a inizio stagione e durante la stagione. Di comune accordo con la FIA sono stati aggiunti dei sensori per andare ancora più incontro a loro dopo che qualcuno aveva fatto delle illazioni, a fare dei controlli ulteriori. Questo non ci ha fatto perdere nulla in performance”. Ai microfoni di Sky Italia, attacca il tema dicendo, sibillino: “Sono dei nostri concorrenti che ne parlano… con tutti…”.

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Escluse le ripercussioni prestazionali – sullo sviluppo della potenza elettrica si è analizzato, grazie ai dati GPS, come la Ferrari fosse in grado di costruire un vantaggio in una precisa fascia di velocità, grazie alla spinta dei motogeneratori, cosa che non riusciva alla concorrenza: palese la forza espressa da Vettel a Spa, in partenza, nel sorpasso su Hamilton – Arrivabene chiama in causa la necessità di tutelare i segreti industriali della Ferrari e dice: “C’è un discorso importante da fare. Mi chiedo: questo progetto è complesso ma è una proprietà intellettuale della Ferrari.

Se oggi tutto il paddock sa (e qui si inserisce il passaggio "interessante": "Sono dei nostri concorrenti che ne parlano… con tutti…”; ndr) che la FIA ci ha richiesto e, di comune accordo, la necessità di mettere il secondo sensore. Io mi chiedo, mi auguro, che un progetto che è una proprietà intellettuale nostra non venga conosciuto da tutto il paddock. Quello sarebbe veramente grave”.

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