Con un vantaggio in classifica salito a 67 punti (331 contro 264) Lewis Hamilton vede il suo quinto titolo mondiale sempre più vicino, e non soltanto per questioni matematiche. L'inglese e la Mercedes hanno gestito la gara a Suzuka con una facilità disarmante (ovvio che in un GP questo è un concetto molto relativo) cogliendo una vittoria che non è mai stata in discussione. Piuttosto, tra mappature conservatrici e ritmi blandi nel passo gara, la tranquillità Mercedes è stata un po' eccessiva nei confronti di Valtteri Bottas, che alla fine rischia un po' troppo con Max Verstappen, portando comunque a casa la doppietta per la squadra.

L'olandese è uno dei protagonisti di spicco, e non solo per il 3° posto finale. La sua gara è stata decisiva per la Ferrari, dato che in due incidenti distinti va a danneggiare pesantemente le SF71H di Kimi Raikkonen e di Sebastian Vettel. Analizzeremo meglio a parte questi episodi, ma resta il fatto che a lui vengono comminati giusto 5 secondi di penalità, mentre i due ferraristi si ritrovano con la gara distrutta. Tanto che pure Daniel Ricciardo riesce a risalire fino al 4° posto completando una bella rimonta dalla 15esima posizione di partenza, concludendo oltretutto a soli 5"2 dal compagni di squadra.

Parlando di rimonte, fino al fattaccio con Verstappen pure Sebastian Vettel era stato molto brillante: scattato bene al via dall'ottava piazzola, ha attaccato subito effettuando bei sorpassi specialmente su Gasly e Grosjean, recuperando quasi subito 4 posizioni e portandosi alle spalle di Verstappen, che nel frattempo aveva mandato fuori pista Raikkonen. Poi l'attacco all'ottavo giro a Max che l'ha fatto precipitare praticamente ultimo, eppure Seb ha insistito rimontando di nuovo fino a 6° nonostante la macchina seriamente danneggiata. Non poteva fare di più, come del resto anche Kimi con una macchina altrettanto compromessa.

Nelle immediate retrovie Romain Grosjean ha giocato abbastanza bene la carta di partire su gomme soft (passando poi alle medie) ma Sergio Perez è stato superlativo nell'azzardare la tattica supersoft-soft, leggermente favorito dai giri sotto safety car, agguantando così la 7ª posizione (primo "degli altri") e lasciando il francese a dover difendere fino all'ultimo la posizione da Esteban Ocon (SS-M come tattica) finito 9° in scia. Dunque Force India meglio di Haas, visto anche il ritiro di Kevin Magnussen per essersi fatto tamponare da Charles Leclerc dopo una deviazione troppo esagerata e solo investigata (senza sanzioni).

L'ultima posizione a punti viene conquistata da Carlos Sainz riuscito a superare Pierre Gasly a tre giri al traguardo. Magra consolazione per Renault che annovera anche il ritiro di Nico Hulkenberg, mentre la Toro Rosso meritava forse qualcosa di più dopo le buone prestazioni messe in mostra anche da Brendon Hartley, alla fine 13°. Tra i due conclude Marcus Ericsson, riuscito a regolare non solo il neozelandese ma anche Fernando Alonso e Stoffel Vandoorne, arrivati in scia sotto la bandiera a scacchi. Per lo svedese una gara difficile dopo la partenza in ultima posizione e un paio di episodi di gara in cui è stato coinvolto in situazioni un po' caotiche. Ultimi, ma non così staccati come in altre occasioni nonostante siano stati costretti a due cambi gomme, abbiamo Sergey Sirotkin e Lance Stroll, con il canadese penalizzato di 5 secondi assieme ad Alonso per una scaramuccia alla chicane. Vedremo se questo significhi un inizio di recupero per la Williams dopo le scarsissime prestazioni in prova.