Tra i piloti c'è una massima: se in un incidente sei dalla parte della ragione, ma la tua gara è finita lì, allora hai fatto qualcosa che era meglio evitare. Questo perché alla fine conta arrivare al traguardo e i campionati, specie di Formula 1, non si giocano con la "constatazione amichevole" ma solo con i punti che prendi in classifica. Per cui, sebbene questo non ribalti l'attribuzione delle colpe, è anche da questo punto di vista che vanno giudicate certe manovre e certi incidenti. Come quelli che hanno visto "protagonista" (in negativo) Max Verstappen a Suzuka. Anche se poi lui è stato quello che ne ha guadagnato, finendo 3° e propiziando il 4° posto di Daniel Ricciardo.

Cominciamo dal primo episodio, proprio alla fine del primo giro, quando sotto la pressione di Kimi Raikkonen l'olandese ha bloccato in frenata arrivando lungo alla chicane. Più che tirare dritto, è andato a girare con tutte e quattro le ruote sull'erba e così è rientrato nella controcurva a sinistra dovendo di nuovo sterzare. Così facendo, però, ha tagliato tutta la larghezza della pista, mandando fuori Raikkonen (con tanto di contatto rovinoso per la Ferrari) che era alla sua destra. Max si è giustificato dicendo che aveva dato tutto lo sterzo a disposizione e che Kimi poteva scegliere un'altra traiettoria.

Peccato che fosse abbastanza evidente l'intenzione fin dal primo istante di "fare spalle larghe" e che il finlandese non avesse reali alternative, visto che non c'era possibilità di incrociare la traiettoria, essendo del tutto affiancato. Dunque, sebbene Max dica che la sanzione sia ridicola, ci sta tutto (e forse si poteva dare qualcosa di più) che i commissari lo penalizzino con 5 secondi e 1 punto licenza per essere rientrato in pista in modo pericoloso.

Arriviamo quindi all'ottavo giro, e qui è l'altra Ferrari ad avere a che fare con la Red Bull numero 33. Siamo ancora nei primi chilometri dopo la safety car, quindi ancora tutti ravvicinati, e Sebastian Vettel ha già raggiunto il 4° posto alle spalle di Verstappen proprio in occasione dell'incidente con Raikkonen; in più "sente bene" la macchina dopo le modifiche e non vuole che le Mercedes se ne vadano via, nel caso sia possibile impensierirle. Molto veloce in quel punto, Seb esce dal tornantino e prende la scia ottimamente, uscendo prima della frenata alla Spoon (dove si scalano due marce) e affondando la staccata. Vettel arriva all'altezza delle ruote anteriori di Verstappen al momento dell'inserimento, ma qui Max chiude arrivando al contatto doppio (prima tra le ruote anteriori e con la fiancata, poi con la ruota posteriore della RB14) che manda in testacoda Seb.

Sull'incidente si sono fatte diverse ipotesi, come per esempio che Verstappen non si fosse nemmeno accorto dell'attacco di Vettel, ma a chiarire arrivano le stesse dichiarazioni di Max a fine gara: «In quella curva non puoi superare. Gli ho anche dato abbastanza spazio, ma lui mi è finito addosso in sottosterzo». Insomma, l'olandese aveva visto benissimo l'attacco, ma interpreta la cosa in modo "tutto suo" perché: in quella curva abbiamo visto diversi sorpassi, uno addirittura di Vettel su Grosjean all'esterno; non ha assolutamente dato abbastanza spazio all'interno, come si vede dalle immagini al momento del contatto; non è vero che Vettel fosse in sottosterzo, tant'è vero che è più interno della traiettoria normale e ha la ruota interna sul cordolo.

Insomma, la realtà è tutta contro alle affermazioni di Verstappen, e già questo dovrebbe far capire parecchio. Tuttavia i commissari che investigano l'episodio decidono che nessuno dei due piloti abbia responsabilità predominanti e optano per il "no further action". Di fatto questo distrugge la gara (e parzialmente anche la macchina) di Sebastian, precipitato 19°. Interessante il fatto che poi riuscirà lo stesso a risalire 6° mostrando anche un buon comportamento generale della macchina. Viene dunque da chiedersi cosa avrebbe fatto senza quei danni, e forse proprio in quest'ottica sarebbe stato meglio trovare/aspettare un'occasione migliore. Ma dove, se quella era la zona dove risultava forte? E soprattutto, siamo sicuri che in un'altra curva o rettilineo Max non si sarebbe comportato allo stesso modo? Ma ormai è andata così.

Archiviato questo incidente, ci sono state altre due questioni in gara analizzate dai commissari (tra i quali Tom Kristensen). La prima è stata lo scarto improvviso di Kevin Magnussen davanti a Charles Leclerc che lo stava attaccando ed era appena uscito di scia. Riportandosi seccamente davanti, il danese è stato tamponato dal monegasco che non ha fatto materialmente in tempo a reagire, risucchiato in scia. Risultato: retrotreno rovinato e gomma distrutta per Kevin, poi costretto al ritiro dopo un giro di pista in cui perde pezzi causando la safety car; musetto danneggiato per Charles, che poi si ritirerà più avanti per problemi tecnici. Anche qui i commissari hanno scelto di non penalizzare nessuno, e una spiegazione del motivo è arrivata direttamente da Charlie Whiting: è il ridotto scarto di tempo tra le deviazioni a destra dei due piloti, per cui Magnussen l'avrebbe "ideata" quando ancora Leclerc era dietro e dunque non l'avrebbe fatta con malizia.

Infine, l'episodio più strano, anche se passato un po' in sordina, tra Fernando Alonso e Lance Stroll. Tutto parte da un duello che li vede cercare di affrontare quasi appaiati la 130R, con il canadese che sta davanti ma finisce largo. Quando torna verso sinistra per affrontare al meglio la chicane, non si accorge che Alonso è più o meno al suo fianco e gli tira una ruotata che lo manda fuori a sinistra e lungo. Per questo si prende 5 secondi e 2 punti licenza. Il "divertente" è che per questa vicenda pure Alonso si becca 5 secondi e 1 punto licenza. Se vi chiedete il motivo, è testualmente questo: "Sebbene la macchina 14 sia stata spinta fuori pista, ha poi tagliato la chicane tornando in pista ottenendo un vantaggio significativo". Insomma, anche quando vieni buttato fuori è una colpa, per i commissari a Suzuka.