“È come una maratona, non uno sprint”. Il mondiale-maratona di Lewis Hamilton è ormai al 42 chilometri, mancano gli ultimi 195 metri per completarla da vincitore. Suzuka, l’ennesimo passaggio di un filotto impensabile appena dopo Spa-Francorchamps, sempre più una cartolina sbiadita nei ricordi Ferrari. 

“Da ragazzo correvo la distanza lunga, nella corsa campestre, e finivi le energie a tenere il passo di quelli che, per qualsiasi ragione, in quel momento avevano la resistenza. Quest’anno sembriamo averla noi. Solidità tecnica, di nuovo, ma soprattutto resistenza psicologica. La storia del mondiale è stata scritta dai passaggi cruciali di Hockenheim, la vittoria andata in fumo, 25 punti diventati 0; da lì nasce anche la prestazione sottotono di Budapest. Sì con qualifiche bagnate, penalizzanti per la Rossa rispetto a una sessione asciutta, ma il risultato di Raikkonen confrontato con quello di Vettel tradisce l’approccio guardingo, ancora sul bagnato, di Seb.

Si arriva poi al Gran Premio d’Italia, il “prototipo” di gara che Hamilton giura avrebbe voluto fino ad Abu Dhabi, per giochi da decidere sul filo di lana. Macché, Austin, Texas, già un rodeo buono per chiudere la pratica quinto titolo mondiale. 

“La gara di Monza l’ho amata e avrei voluto farla di nuovo. In sincerità, pensavo che le gare successive sarebbero state in quel modo, essendo stata la Ferrari così competitiva nelle due gare precedenti. Ma hanno perso molta performance e si è rivelato un po’ difficile per loro. Mi piacerebbe moltissimo, è chiaro, avere una lotta fino al termine. Ogni singola gara vorrei battaglie come Monza. Sono le gare che amo, ma non possiamo lasciare che tolga i meriti al gran lavoro che stiamo facendo e alla nostra gioia.

Possiamo rivendicare, tutto il team, l’aver esercitato pressione e, alla fine, forse questo è quel che accade nelle battaglie testa a testa con avversari del massimo calibro. Sebbene rendano ancora alla grande, tra i due ce n’è uno che non può sempre avere le stesse performance. Quella nella quale ci troviamo è una battaglia psicologica”.

Se il Gran Premio di Germania, più degli errori di Baku e del Paul Ricard, resterà l’emblema della stagione di Sebastian Vettel e creerà indirettamente la condizione del primo giro di Monza, Singapore è il passaggio della netta inversione di tendenza dei rapporti di forza Mercedes-Ferrari, dell’equilibrio tecnico che ha visto la Ferrari SF71H esprimersi al top per due terzi di campionato. Spesso più veloce della Mercedes, a Singapore la W09 ha cambiato registro al copione: il divario sulla Rossa si è ampliato e l’attuale fotografia nel mondiale Piloti e Costruttori ne è la plastica rappresentazione.

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Lewis, sul rendimento degli avversari, non nasconde lo stupore: “Quanto alle prestazioni di Sebastian… ovviamente non mi aspettavo andasse così. Fino a metà stagione erano molto forti, poi abbiamo vinto a Monza e loro erano ancora piuttosto forti dopo Monza. Dopo Singapore è stato il momento nel quale davvero la competitività è iniziata a diminuire.

Non avevo previsto assolutamente che avrebbero diminuito la loro competitività com’è avvenuto, non solo hanno perso molta prestazione, non è arrivata come riuscivano a fare prima, non sono stati così forti come erano prima. Non ho una risposta al perché sia accaduto, non mi concentro davvero su questa cosa. Sono certo che potrà dirlo Sebastian, il motivo. Quel che potevamo e abbiamo fatto, era concentrarci sulle nostre capacità”.

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