Una “storia” su Instagram, una carineria fuori dal cinismo necessario in pista, per dire: “Attenzione, frenate i giudizi”. Lewis Hamilton respira ancora l’aria di Giappone, dopo i successi di Suzuka si regala quelli della recente linea di abbigliamento firmata con Hilfiger, presentata a Tokyo. Tra il dominio in gara, indisturbato, e i riflettori spostati sugli eventi di moda, avrà avuto anche il modo di leggere, ascoltare, registrare le critiche aspre mosse a Sebastian Vettel.

Il dato innegabile è una quantità di errori difficile da digerire, perché commessi da un quattro volte campione del mondo. Fatti, i punti persi quest’anno. Da contestualizzare. La pressione massima sulle spalle, a certi livelli, è una componente scontata, non giustifica l'errore. Risulta amplificata enormemente quando guidi una Ferrari.

Ci sono stati errori del tutto gratuiti, dettati dalla foga, vedi Baku e Paul Ricard, altri ancora nati da una situazione che avrebbe potuto e dovuto essere gestita diversamente, vedi le qualifiche di Suzuka. Il più pesante in assoluto resta, per punti persi, il ritiro di Hockenheim, insieme all'incidente di Monza.

Nel clima difficile che si respira a Maranello, spezza una lancia in favore di Sebastian il rivale numero 1: Lewis Hamilton. “Sento che i media devono mostrare un po’ di rispetto in più nei confronti di Sebastian, scrive su Instagram.

“Semplicemente non immaginate quanto sia difficile fare quel che facciamo al nostro livello, lo è per qualsiasi atleta che si esprime al suo massimo livello.

Dev’essere contemplabile che, in quanto esseri umani, faremo degli errori ma è come li superiamo che conta”. E l'impressione che non siano superati, anzi, restino nella memoria e aggravino il quadro, è l'aspetto più problematico.

Sterzi a parte: La Ferrari deve imparare a convivere col problema Vettel

Hamilton sembra un po’ un ricambiare la “cortesia”, lo scudo alle polemiche sul gioco di squadra imposto a Bottas in Russia, quando Sebastian disse di capire le ragioni Mercedes e chiese - comprendendone però la necessità - di dare un taglio alle “domande scomode per creare polemica”. Prima ancora, in Bahrain, sempre Vettel difese i commenti “aspri” di Lewis sulla difesa in pista di Max Verstappen, definito un “cogl**ne”. La giustificazione: l’adrenalina del momento ti fa dire di tutto. Smettiamola di fare polemica.

La storia, la polemica, il racconto delle fragilità dei piloti, lo scontro tra personaggi, restano gli ultimi scampoli degni di una Formula 1 che non può conquistare il pubblico con il  tema tecnico - condizione, certo, delle possibilità di lotta che si hanno in gara - talmente è alto, distante e incomprensibile. Ben vengano, quindi, le polemiche e critiche, con rispetto massimo della persona. Ben vengano, anche, i "Cavalieri bianchi" una tantum, purché non si scada nell'eccesso.