L’importanza dell’essere passisti, secondo Flavio Briatore. Una chiacchierata a tu per tu con Nico Rosberg confluita nell'ultimo vLog Youtube di Nico, nella quale ricorda il passato, narra aneddoti e analizza il momento della Formula 1. E del mondiale che andrà a incoronare Lewis Hamilton. La colpa più grande di Vettel? Secondo Briatore il puntare sempre e comunque all’obiettivo massimo. 

Sta facendo troppi errori, è il più grande nemico di se stesso. In questo momento credo che sia la Ferrari la macchina più veloce, non la Mercedes. Le gare si decidono su 60 giri, non su un solo giro. Ricordo, dall’esperienza con Fernando, quando vuoi vincere un campionato a volte se finisci terzo in una gara è già fare bingo. È importante stare in pista.

Penso all’incidente di Monza, davvero, non ha senso. Sai che la macchina è la migliore, vedi che l’altro parte meglio, basta, stai dietro, segui, hai altri 60 giri per recuperare. Se vai fuori ne hai zero. Con la macchina che hai finisci comunque terzo o quarto, ma quando vuoi vincere il mondiale, devi essere un maestro di queste cose, arrivare spesso secondo, terzo, l’obiettivo è mettere insieme i punti, non ti serve vincere ogni gara”.

Un approccio chiaramente diverso da quello che, Sebastian, più volte ha opposto alle critiche che gli venivano mosse dopo le gare di Baku e del Paul Ricard: gli errori capitano ma non cambio il modo di approcciare i gran premi, cercare sempre la vittoria. La storia delle gare corse quest’anno ha bocciato la visione del pilota tedesco, sottoposto a una pressione enorme com’è logico che sia. L’obbligo di vincere, ancor più quando il progetto vale l'avversario migliore, viene appesantito dagli errori commessi.

Responsabilità del pilota, senza sollevare la gestione della squadra, criticata da Briatore, che aggiunge: “Anche il team credo abbia fatto molti errori nelle ultime gare sulla strategia ed è difficile da capire quando hai la macchina superiore.

Sterzi a parte: La Ferrari deve imparare a convivere col problema Vettel

Tu hai visto, nella lotta con Lewis, a un certo punto era più veloce ma hai vinto tu perché hai gestito. Se avessi lottato direttamente contro di lui avresti perso. Quando vuoi vincere il titolo, è qualcosa di incredibile, ti distrugge mentalmente, ma devi prenderlo passo dopo passo. Se perdi tre o quattro opportunità come ha fatto Vettel, 25 punti buttati via quando era in testa sul bagnato, dopo diventa molto difficile dal punto di vista mentale. Lo stress che sopporta un pilota è enorme, sei nella posizione di dover gestire lo stress e fare il tuo lavoro”.

La pressione, l’avversario più difficile da reggere, usurante per quanto a lungo va portata sulle spalle. “Lo stress dei piloti è così grande perché lotti contro gente forte, può essere il tuo compagno di squadra - ed è lo scenario peggiore perché vivi col nemico nello stesso motorhome -; lo stress nasce perché finita una gara hai la prossima, buona o cattiva che sia andata. Competi con i migliori al mondo e la linea tra l’essere campione o secondo è molto, molto sottile.

Hamilton: solidarietà a Vettel, merita più rispetto

Se fai secondo in campionato sei il primo perdente. Qui sta lo stress. Il confine è sottilissimo. Quando fai errori come quelli, per me è impossibile vincere, più errori fai più pressione ti carichi, ed è sbagliato se dopo l’errore punti a vincere a tutti i costi per recuperare. Ricordo che a Fernando, quando avevamo una macchina inferiore, dicevo fai secondo, terzo, secondo. È sbagliato pensare vado là fuori e penso a vincere”