C’è l’obbligo di crederci finché la matematica non metterà la parola fine sul campionato. Potrebbe avvenire già domenica prossima, scenario altamente probabile, visto lo stato di forma di questo Hamilton e di questa Mercedes. La Ferrari ha il dovere di spingere e a Austin continuerà quel processo di sviluppo continuo della SF71H che ha visto aggiornamenti susseguirsi e centrare gli obiettivi prefissati, perlomeno fino a Monza. Non è accaduto a Suzuka, con il nuovo fondo, provato nelle libere del venerdì e poi accantonato. La pista non ha fornito le risposte sperate e le ragioni del ripiego sulla specifica precedente le approfondiamo sul numero di Autosprint in edicola.

Il Gran Premio degli USA sottoporrà sfide per certi versi simili a Suzuka nel veloce primo settore, con un ritorno, però, di quei temi che hanno visto in grave difficoltà la Ferrari a Sochi fino alle qualifiche. Tornerà centrale la trazione in uscita da alcune curve lente, l’inserimento in pieghe secche ad angolo retto. Sarà un altro circuito in grado di tratteggiare lo stato di salute del paziente SF71H alle ultime battute stagionali.

L'editoriale del Direttore: Niente fiori, ma opere di penne

Gare da attaccare per provare a tenere vive le speranze, le uniche possibili passano dalle sfortune dell’avversario diretto: troppo ampio il divario per immaginarlo colmabile in condizioni normali di gara. Gare utili a comprendere meglio i passi falsi nello sviluppo della monoposto negli ultimi appuntamenti.

Gare utili per chiudere il mondiale lasciando il ricordo della Ferrari competitiva che per un’ampia fetta di campionato ha saputo esprimersi al meglio. “Sappiamo di avere ancora tanto potenziale da sprigionare, abbiamo bisogno di lavorare, scavare un po’ più a fondo. Adesso è ovvio che vogliamo dimostrare come le ultime gare non rappresentino quel che siamo in grado di fare”, la determinazione di Sebastian Vettel. Anche a questo serviranno Austin, Città del Messico, Interlagos e Abu Dhabi.

Sterzi a parte: La Ferrari deve imparare a convivere col problema Vettel