La collezione di errori e ritiri messa insieme tra il Bahrain e Montecarlo sembra appartenere a un’altra epoca. Max Verstappen ha collezionato 7 podi nelle ultime 12 gare e messo in mostra una regolarità del tutto inedita. Più maturo, secondo Christian Horner, dopo Montecarlo, dopo l’errore nelle libere 3 che lo spedì in fondo alla griglia, senza prender parte alle qualifiche.

Ha prodotto la costanza di risultati che ti aspetteresti da un potenziale candidato al mondiale, qual è Max, obiettivo ancora una volta mancato, nonostante le aspettative riposte su Red Bull e su Renault. Senza mezzi termini, il 2018 è stato ancora un flop per il team. Dal prossimo campionato, con Honda, è difficile avanzare oggi previsioni su quali obiettivi potrà essere in lotta Max.

Ricorda un po’ il Villeneuve delle origini, le critiche per i troppi incidenti, nella risposta che dà dopo Austin, a un evento con lo sponsor fornitore di carburante: Se avessi avuto una macchina in grado di vincere il campionato quest’anno, quegli errori non sarebbero avvenuti, perché non ti trovi sempre a dover guidare al 102, 103%.

E’ una specie di guida sempre oltre il limite, vuoi estrarre il meglio e, a volte, non funziona. Poi, quando hai tanti cavalli da sfruttare sul dritto pensi ‘beh, magari aspetto una curva in più e lo supero in rettilineo’”.

L’analisi degli errori commessi a inizio stagione passa dalla lotta con Hamilton avuta in Bahrain (con foratura annessa), alla manovra del tutto sbagliata nei tempi e nelle distanze in Cina, su Vettel. Passando per la battaglia di Baku con Ricciardo. Una condotta di gara “condizionata” dalla monoposto, a dire di Max, che approfondisce il concetto: “Quel che dobbiamo fare noi è davvero un tuffarsi alla morte in ogni curva per superare. E lo stesso vale per le manovre difensive, che devono essere piuttosto aggressive. Diventi un pilota del tutto diverso quando hai una macchina per vincere il campionato”.

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I risultati lo hanno premiato a partire dal podio ottenuto in Canada, apertura di una serie magica culminata nella vittoria in Austria e la ripresa, solida, dopo la pausa estiva, con quattro podi in sei gare. La fase più accesa delle critiche al suo stile di guida si è concentrata nel primo terzo di campionato, alle quali ha risposto a muso duro, Max. Gran parte delle critiche sono state profondamente ingiuste, è chiaro che a un certo punto mi sia stufato. So cosa posso fare, al tempo semplicemente non ci riuscivo, ho lavorato parecchio a casa per assicurarmi di farcela e in Canada è accaduto. Penso mi servisse solo un’interruzione dalla cattiva serie di risultati, non ho modificato nulla nel modo in cui preparo il week end, perché ho continuato a credere in me che le cose sarebbero cambiate”.

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Dopo la gara del Paul Ricard, sfidò i cronisti suggerendo di rivolgere gli stessi consigli, la necessità di cambiare stile di guida, anche a Sebastian Vettel, allora protagonista dell’incidente in partenza con Bottas. Austin, l’ultimo episodio di un 2018 da dimenticare.Vedete commettere degli errori anche a un quattro volte campione del mondo. Per me, le persone che mi dicevano di cambiare stile di guida, raccontavano grandi caz**te, a dire il vero. Non dicono a Sebastian di cambiare stile, non ho mai visto titoli del genere. Alla fine, guidare al limite, a volte oltre, per ottenere il massimo, specialmente a tali velocità, fa sì che gli errori siano facili da commettere”.

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