Da vincitore della scorsa edizione del GP in Messico, pur dopo una partenza rocambolesca, Max Verstappen è stato naturalmente tra i piloti invitati alla conferenza stampa del giovedì prima della gara messicana. Però la prima domanda rivoltagli è andata a ricordare lo scorso GP di Austin, dove è stato autore dell'ottima rimonta dal 18° posto di partenza fino al 2° sotto la bandiera a scacchi. Forse la sua miglior gara finora.

«Mah, è difficile dire se sia stata davvero la mia gara migliore - risponde Verstappen - ma è stata sicuramente un'ottima gara. La cosa importante è stata fare il più punti possibile, considerando quanto siamo partiti indietro. Non mi aspettavo davvero di poter arrivare a lottare per il podio, però guardando indietro nella stagione, ancora una volta come in passato siamo stati molto competitivi in gara, e anche stavolta abbiamo dimostrato di poterlo essere».

«La strategia è sembrata quella ottimale - specifica meglio Max - ha funzionato bene, e trovarmi a fine gara a lottare per la vittoria è stato davvero molto bello. Riuscire a tenermi stretto il secondo posto negli ultimi giri è stato davvero impegnativo, con le gomme che avevo, però anche molto divertente». Ricordiamo infatti che se da un lato stava in scia al vincitore Raikkonen, dall'altro Verstappen doveva anche difendersi dalla pressione di Hamilton, che infatti a due giri al termine ha provato ad approfittare dell'unico errore di Max, ma senza successo per la difesa forte e precisa dell'olandese.

A questo punto dell'attuale stagione, con tre gare rimanenti e vista la competitività della RB14, Verstappen pensa che ci sia la possibilità di una vittoria? Forse proprio in Messico? «Sicuramente questa è la miglior opportunità per noi e cercheremo di assettare la macchina nel miglior modo possibile, poi scopriremo quali saranno le nostre effettive prestazioni. Non credo che in qualifica avremo una vera opportunità, però in gara sembriamo andare sempre molto meglio, e quindi mi aspetto che potremo andare ancora meglio rispetto ad Austin». Ma da vincitore uscente, cambia qualcosa nel modo di affrontare questo GP rispetto agli altri? «No, è la stessa identica cosa», è infine la risposta "raikkoniana" di Max.

Andando allora più verso il futuro, dato che Chris Horner ha affermato ieri che in Usa la power unit Honda era più veloce di 6 decimi al giro rispetto a quella Renault, l'anno prossimo la Red Bull motorizzata dai giapponesi potrà davvero lottare per il campionato? «Beh, ovviamente è difficile dirlo ora, perché dovremo sviluppare ancora una macchina molto forte. Lo scopriremo l'anno prossimo, quindi. Credo che inizialmente potremmo non essere abbastanza forti per lottare per la vittoria, però credo anche che recupereremo terreno nel corso della stagione. Almeno, questo è il programma, sicuramente lavoreremo in quella direzione».

Tornando allora al momento attuale e a questa gara, è questo un circuito favorevole alla Mercedes? E Verstappen come pensa che Hamilton affronterà questa gara? «Credo che loro, gli altri due top team, saranno vicini in qualifica e noi un poco dietro, ma penso che in gara potremo avere una possibilità. Riguardo a Lewis, credo che ogni pilota voglia sempre vincere, per cui non credo che il suo approccio cambierà più di tanto».

Infine, quali sono gli effetti positivi e negativi del fatto di correre a un'altitudine elevata come a Città del Messico? Questo sia a livello tecnico che fisico. «Credo che i motori saranno un po' più vicini tra loro a livello di prestazioni - spiega Max - perché qui è più difficile "respirare" per le power unit. Inoltre c'è molto meno carico aerodinamico, la tenuta dipende molto più dal grip meccanico e da altri aspetti. E se anche metti il carico alare massimo, poi nel rettilineo ti toglie molto. Quindi dipende molto dal grip che ottieni in altri modi, e noi siamo molto forti in questo, ed è probabilmente proprio per questo che siamo più competitivi su questa pista che non su altre, sebbene ci sia un lungo rettilineo. Credo che questo spieghi molto. Invece a livello fisico non è una pista particolarmente impegnativa, proprio perché c'è poca aderenza».