La partenza del GP messicano risulta decisiva ma senza che il corpo a corpo nelle prime curve arrivi a livelli esagerati con danni alle macchine. Però Daniel Ricciardo non riesce a scattare al meglio, al contrario di Max Verstappen che controlla Lewis Hamilton e si invola verso la sua quinta vittoria in carriera. Non che ce ne sia stata l'occasione, ma anche in questo caso l'olandese riesce a condurre una gara senza inutili scaramucce né sbavature e conquista una meritatissima vittoria.

Il podio viene completato dai due piloti Ferrari, in una gara in cui tutto il team lascia poco spazio a recriminazioni. Sebastian Vettel non vuole rischiare troppo al via ma comunque replica subito al sorpasso di Bottas, poi interpreta alla perfezione la gara facendo il massimo. Che significa tra l'altro aver superato in pista il rivale primo, Hamilton. Anche quando "eredita" il secondo posto da Ricciardo è comunque già lì ad attaccarlo, per cui non si può proprio parlare di regali o fortuna.

Gara spenta solo apparentemente per Kimi Raikkonen, che in realtà è l'unico tra i top driver a finire la gara con un solo pit-stop, quando gli altri hanno sofferto parecchio il comportamento delle gomme. Qualche problemino anche per lui con le prime ultrasoft, migliorando però con le supersoft che ha gestito per 54 giri. Ovvio che questa necessità gli impedisse di forzare e di impegnarsi in inutili difese "alla morte" da chi in quel momento andava più veloce, conseguentemente al gioco dei cambi gomme. Per questo il terzo gradino del podio è un posto più che meritato. Un risultato che tiene ancora in lizza la Ferrari nel campionato Costruttori, con 530 punti contro 585 della Mercedes, quando ce ne sono ancora 86 in palio.

Arriviamo così al quarto classificato, vale a dire Lewis Hamilton, che con questo risultato si aggiudica il quinto titolo mondiale. È davvero ingeneroso che anche stavolta (come un altro paio in passato) l'inglese festeggi la conquista matematica del campionato con una prestazione sottotono, in cui ha rischiato quasi il doppiaggio. Ma la causa di tutto è stato pure in questa occasione uno sfruttamento dei pneumatici assolutamente inadeguato da parte delle Mercedes, tant'è vero che Valtteri Bottas 5° risulta perfino a 1 giro di distacco, costretto addirittura a 3 soste. Meglio concentrarsi su altri fattori, come l'aver eguagliato Juan Manuel Fangio come numero di titoli.

Daniel Ricciardo è stato condannato pure qui a non finire la gara, abbandonato dalla power unit mentre stava difendendo da Vettel un secondo posto guadagnato anche in questo caso sapendo sfruttare bene e con accortezza le gomme. Per non parlare di quando ha passato Hamilton facendolo finire lungo in staccata: qualcosa che non tutti possono vantare. Davvero una stagione da dimenticare per l'australiano, nonostante le scintille di Monaco e Cina.

Ancora una volta ad approfittare della posizione liberata dai top, la sesta, è Nico Hulkenberg, sempre (o quasi) tra i primi degli inseguitori. Anche la Renault avrebbe potuto fare una "doppietta virtuale", ma similmente alla Red Bull è venuto meno in gara l'altro pilota, Carlos Sainz, per un'avaria. Piuttosto fa un po' pensare che a parità di motore si sia arrivati a due giri di distacco, pur nella particolarità di una pista così "corta" nei tempi di percorrenza. La Renault dovrà darsi da fare per mettersi in grado di ottenere risultati all'altezza sia del nome, sia dell'arrivo di Ricciardo l'anno prossimo.

Da parte sua Charles Leclerc suggella con il 7° posto una gara rimarchevole, anche nel bel duello con Sergio Perez. Purtroppo per lui e per il pubblico, il messicano non è arrivato in fondo tradito dalla macchina, ma questo non toglie nulla alla prestazione del pilota monegasco. L'ottima giornata della Sauber viene completata dal 9° posto di Marcus Ericsson, anche lui protagonista in alcuni bei duelli. Tra i due finisce 8° Stoffel Vandoorne, in una gara finalmente senza troppi problemi, al contrario di quanto successo a Fernando Alonso preso a sandwich tra le Force India al via e subito fuori.

Meglio delle rosee fanno stavolta le Toro Rosso: Pierre Gasly ottiene l'ultima posizione a punti, decimo, davanti a Esteban Ocon e Brendon Hartley, che a sua volta si è difeso fino all'ultimo da Lance Stroll e Sergey Sirotkin. Le strategie creative e diversificate in tema di mescole non riescono invece a salvare le gare di Kevin Magnussen e di Romain Grosjean, con le Haas che in questo weekend non sono proprio riuscite a risolvere i problemi di sfruttamento ottimale delle gomme, finendo in coda, davanti solo ai quattro piloti doppiati. Qualcosa che va al di là del calo visto in quest'ultima parte della stagione, per cui ci si può aspettare un ritorno a posizioni più consone a partire dalla prossima gara tra due weekend in Brasile.