È il tempo della festa e dell’analisi, della raccolta degli onori, più che mai quest’anno. Lewis Hamilton scrive la storia, 5 volte campione del mondo, grazie a un percorso netto su 19 passaggi. Mercedes non è stata esente da inciampi vari, prestazionali e strategici, cosa che non si può rimproverare a Lewis, in grado di estrarre sempre il massimo dalla W09, affondare il colpo quando serviva e marcare punti quando la sfida era superiore al potenziale della monoposto.

“Durante l’anno ci sono stati tanti momenti difficili per noi. Anche in week end nei quali non avevamo il pacchetto ed eravamo indietro, abbiamo portato a casa vittorie dove non eravamo i più veloci. Sono serviti dei giri speciali, momenti speciali in macchina e sinceramente potrei riviverli in continuazione. Alcune esperienze vissute in macchina sono state davvero magiche.

Ho creduto fermamente che potessimo vincere questo campionato ma è stata la battaglia più difficile che abbiamo avuto, collettivamente, come squadra”, racconta.

I momenti di assoluta simbiosi uomo-macchina, inarrivabili, si sono vissuti nella qualifica di Melbourne, in quella di Suzuka, sul bagnato: sempre. “La chiave è stata nei ragazzi al box che hanno fatto tutto ogni week end senza imperfezioni, dai pit-stop alle strategie, l’assetto, le scelte prese. Sento di poter portare la macchina là dove nessun altro riesce ma per farlo devi avere la macchina messa nelle giuste condizioni e questo significa, alla fine, dove lavorare con il team per aiutarli a sprigionare quel che di grande c’è e di conseguenza liberare il tuo, di grande potenziale”.

Sebastian Vettel, dopo la gara in Messico, non ha voluto tornare su un tema ormai sterile, quello del “dov’è sfuggito di mano il mondiale”. Si è detto e scritto a fondo dei passaggi cruciali, in negativo, per Seb e la Ferrari. Sull’altro fronte, del vincitore, Lewis ripercorre un anno ad altissimi livelli di guida e racconta: “A inizio anno abbiamo corso alla grande la prima gara, poi abbiamo vissuto quel ripiego, abbiamo corso delle gare difficili. Poi c’è stato quel ritiro, mentre eravamo al comando del gran premio, la doppietta o quel che era in Austria, poi il difficile scontro di Silverstone ma sono tornato.

Credo che quando ho recuperato a Silverstone, da ultimo a secondo, per me, nella mia testa, è andata bene, penso abbia rappresentato una spinta nella fiducia, da lì abbiamo corso alcune gare fantastiche. Budapest, ovviamente, prima della sosta: è fantastico andarci con una vittoria, soprattutto quando sai che non non eravamo i più veloci a quel punto della stagione.

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E sapevamo che sarebbe stato un colpo alla fiducia dell’altra squadra. Poi Hockenheim, Monza, siamo diventati sempre più forti e abbiamo continuato a progredire. Ma guardate qui, oggi, in Messico, è stata una gara difficile e le Ferrari sono state di nuovo più veloci di noi. Penso siamo stati molto molto vicini nelle prestazioni per tutta la stagione e si può ancora discutere se abbiamo avuto o meno il miglior pacchetto, penso però che come team abbiamo agito meglio di chiunque altro”.

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