Se metti insieme le premesse, solide come mai prima. Il prologo, vincente e competitivo. I primi capitoli, una storia che aveva tutto per scrivere il romanzo epico. Allora, l’epilogo, da girone dantesco, può assolutamente valere il bollino di stagione più difficile in carriera. Giudizi e valutazioni che Sebastian Vettel ha approfondito in Messico, che dev’essere il punto dal quale ricostruire tutto, migliorare in inverno e ripresentarsi alla sfida con un reset su quel che è stato, di negativo, il campionato 2018. Facendo tesoro degli insegnamenti. 

“Forse, non saprei se è stata la stagione più difficile che ho corso in Formula 1 finora. Devo ripensarci ma, per certi aspetti, senza dubbio sì”, analizzava Seb domenica sera a Città del Messico.

Quando manca il risultato centrale, il titolo Piloti, è facile relegare il campionato a un bartaliano 'l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare'. In realtà c’è molto da salvare della stagione ferrarista, con ancora il titolo Costruttori obiettivo da inseguire. Situazioni specifiche da superare, dagli errori di guida di Vettel all’insufficiente competitività della SF71H sul bagnato, fino al passaggio cruciale del trittico Singapore-Suzuka.

“È stata di certo diversa da altri anni ma nondimeno penso non dobbiamo negare il fatto che abbiamo avuto un pacchetto competitivo, siamo riusciti a vincere delle gare, non siamo più in lotta per il titolo Piloti ma ci resta il Costruttori. Perciò, anche se è stato un anno difficile, penso ancora sia stata una buona stagione come team. Continuiamo a migliorare, ma di certo ci sono state anche delle cose che è evidente richiedono d’essere risolte, sistemate per poter compiere quel passo finale che cerchiamo”, ha raccontato Vettel.

Il crocevia stagionale, per l’impatto prodotto in termini di punti persi, è individuabile in Hockenheim, la vittoria gettata al vento, soprattutto 25 punti insabbiati alla Sachs Curve. L’analisi di Sebastian, però, individua un altro momento quale snodo fondamentale del campionato: Singapore. Doveva essere la gara del ritorno al successo dopo le difficoltà monzesi e l’errore alla Roggia, si è trasformata in un’improvvisa scoperta di mancata competitività. “Né la Germania né Monza, onestamente. Per me il momento cruciale è stato più Singapore, da lì in poi non abbiamo avuto il ritmo per reggere Mercedes in un paio di gare, sono accadute anche altre cose che non hanno aiutato e non siamo riusciti a ottenere punti a causa di errori che abbiamo commesso, che io ho commesso, perciò non ha aiutato”.

Sterzi a parte: La quieta rivincita di Seb Vettel 

Tornando con la mente a Hockenheim, Seb racconta: “Non posso essere troppo duro con me stesso per quanto accaduto in Germania, ho commesso errori più grandi quest’anno ma ovviamente quello è stato il più costoso.

Purtroppo fa parte delle corse, quando spingi a volte puoi trovarti a spingere un po’ troppo e ho scelto la curva sbagliata. A ogni modo è qualcosa che mi sono gettato alle spalle e non ci penso più troppo. La ritengo parte delle corse e capita anche agli altri. Vedere che nelle ultime settimane abbiamo faticato per trovare ritmo e velocità è stato probabilmente un aspetto più decisivo”.

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