Sull’onda dell’entusiasmo per l’arrivo di un nuovo appuntamento in calendario, il Gran Premio del Vietnam nel 2020, l’ottimismo di Chase Carey si spinge forse un po’ troppo in là. Non fosse altro per il concetto stesso di rappresentatività per nazioni che, in una griglia di partenza, non solo di Formula 1 ma anche di categorie propedeutiche, non è certo il metro più utile di selezione. Semmai, i più forti e veloci.

“Vogliamo dare l’opportunità a piloti di diverse nazionalità, in tutto il mondo. Ci piacerebbe molto avere un pilota cinese, uno americano, un pilota donna, un pilota vietnamita, tutti far parte del nostro futuro”, ha commentato Carey all’agenzia di stampa AFP.

Più di un costosissimo Giochi senza Frontiere sarebbe meglio ricalibrare la rotta verso quote più alte, una Formula 1 che dà spazio ai migliori piloti in assoluto, indipendentemente dalla nazionalità. Se le formule minori suddivise per ambiti regionali, poi, dovessero esprimere il talento cinese o vietnamita del caso, tanto meglio.

Vietnam che in ambito automobilistico ha da poco lanciato il marchio Vinfast, casa costruttrice legata a Vingroup, realtà privata fondata a inizio anni Novanta da giovani imprenditori vietnamiti in Ucraina, allora Technocom, tornata negli anni Duemila in patria e con un business via via ampliatosi dalla realtà industriale delle origini, il settore alimentare. Dall’industria automobilistica all’agricoltura, fino alla sanità, l’intrattenimento, l’ambito educativo, immobiliare, l’orizzonte di Vingroup riflette la crescita economica del Vietnam, sul filo del 6,5% annuo.

Hanoi potrà riuscire dove hanno fallito la Corea del Sud, con la cattedrale nel deserto di Yeongam, dove è venuta meno la convenienza economica di Sepang – causa concorrenza di Singapore – dove ha fallito l’esperimento indiano? L’evento portato nel cuore della metropoli per superare il gap della cultura motoristica.

Formula 1 Vietnam, presentata la pista di Hanoi

“Non c’è nulla che amiamo di più che correre in tutto il mondo, avere team e piloti da ogni parte del mondo. L’Asia è certamente importante come motore di crescita globale e diverrà una componente sempre più importante nel mondo (dalla prospettiva automotive basti pensare che la sola Cina varrà metà del volume globale di veicoli elettrici nel 2040, secondo gli analisti; ndr). Essere in Asia rappresenta una pietra angolare della nostra strategia di crescita sul lungo periodo. Più di ogni altra cosa è importante avere una prospettiva di lungo termine, nel passato credo ci sia stata una logica attenta al breve periodo su molte delle cose che abbiamo fatto in Formula 1”.

Le parole di Carey, poi, hanno certificato il punto chiave, che sia una Formula 1 ad Hanoi o Miami o Las Vegas: l’evento. “L’aspetto più importante di sfruttare al massimo il valore e l’opportunità che abbiamo qui è di assicurarci che venga fuori un grande evento”.