Lascia in cifra tonda e senza rimpianti, Daniel Ricciardo. Addio a Red Bull, domenica sera, ad Abu Dhabi. Cento gare alle spalle con il team, un pilota che raccoglie una nuova sfida, piena di interrogativi e una certezza: che nella lotta tra squadre di seconda fascia vedremo battaglie spettacolari in pista. O, forse, Renault riuscirà nella sorpresa, che avrebbe del clamoroso, di trovarsi in lotta con i primi tre.

Ha raccolto meno di quel che avrebbe meritato, il pilota australiano. Scommette su un nuovo ambiente, che dovrà portarlo a lottare per il titolo nei prossimi anni, nel 2021 l’orizzonte buono da sfruttare, visto il cambio regolamentare che si annuncia.

È momento di fare il bilancio della prima, lunga, parentesi in Formula 1. E Daniel, fissa subito un punto cruciale nella propria carriera: “Ricorderò per sempre ovviamente le vittorie, quella in Ungheria nel 2014 fu sicuramente carica di significato, perché segnò la fame di vittoria che avevo e creò la dimestichezza col successo.

Dover andare a caccia, passare Lewis e Fernando negli ultimi giri, quella gara segnò il punto nel quale sentii come d’appartenere ai piloti di testa della Formula 1. Avevo una fiducia assoluta e nessuno mi intimidiva. In qualche modo ha apposto il bollino di chi sono diventato adesso, quella che è la mia reputazione in Formula 1”, racconta Ricciardo sul sito Red Bull.

Chi è Daniel Ricciardo? Un animale da gara inquadra al meglio il pilota. Uno che si esalta nella lotta, forse l’unico a saper battagliare, attaccare, sorpassare, senza mai aver danneggiato l’avversario o se stesso. E non sono manovre banali, quelle con le quali si è fatto conoscere. Lo stile Ricciardo è unico. Mai che si ricordi una polemica per una manovra scorretta.

Ha saputo mettere in difficoltà anche Sebastian Vettel, nella prima stagione da compagni in Red Bull, allora Seb nel proprio orto di casa nel team col quale aveva conquistato titoli in serie. La fiducia maturata nel 2014 mi ha accompagnato da allora, è stato un anno nel quale è scattato qualcosa, che sapevo d’avere in me ma riuscii a mettere tutto insieme quell’anno.

Quello stile di guida, di correre, è sempre lì. Era lo stesso nei kart, quando ero più giovane, non ho iniziato a essere aggressivo in quel modo o così bravo nei sorpassi, è servito del tempo. Guardo al 2014 come la stagione più divertente per me e la più importante della mia carriera, con la vittoria di 3 delle 7 gare conquistate in carriera.

Furono vittorie importanti, corsi una battaglia grandissima con Fernando in Germania, nella quale lottammo davvero duramente ma con correttezza, e dopo la gara mi fece i complimenti e al tempo era una gran cosa”, ricorda Daniel.

Sterzi a parte: Re Tarquini il Superbo 

Sullo “stile Ricciardo”, poi, reclama la paternità di manovre che hanno ispirato altri piloti. “Non solo il 2014 ha formato me e il mio approccio, ha cambiato il livello dei sorpassi da parte degli altri in Formula 1. Lo penso davvero. Non erano in molti a farlo, ad arrivare da lontano e provare grandi manovre di sorpasso.

Forse hanno imparato da me e dal modo in cui correvo, forse ho definito un nuovo livello e mostrato alle persone cosa fosse possibile fare. E i piloti che desideravano provarci ci provavano. So che può sembrare un po’ arrogante ma sono davvero convinto di ciò. Non dico che tutti possono farlo ma perlomeno ce ne sono di più che ci provano”

L'editoriale: Tarquini & altri stupendi Italiani