Questione di prospettive. C’è l'organizzatore con enormi difficoltà nel mettere insieme i 20 milioni di euro l’anno, soglia minima per assicurarsi un gran premio di Formula 1 e c’è chi, come Abu Dhabi, è ben contento di pagare cifre tre volte superiori per assicurarsi la chiusura stagionale. E poco importa che, anche nel 2018, si arrivi a Yas Marina senza più nulla in palio, vittoria parziale a parte. 

I numeri delle presenze sugli spalti ridimensionano l’effetto “gran finale”, secondo l’a.d. della società che gestisce l’impianto, Al Ameri. “Per noi funziona davvero essere l’ultima gara stagionale. La finestra di fine novembre ci va bene perché invoglia le persone a venire qui, a divertirsi e godere quel che Abu Dhabi ha da offrire.

Abbiamo visto già in passato che, l’assenza del titolo in palio, non toglie molto all’evento. In aggiunta, di solito dà l’opportunità per una buona gara, nella quale i piloti possono puntare alla vittoria senza strategie o ordini”.

L’edizione alle porte sarà la decima di Abu Dhabi nel mondiale, che ha vissuto i momenti cruciali della contesa del titolo tra Webber, Alonso e Vettel, quella tra Rosberg e Hamilton, passaggi che resteranno nella storia dell’evento. È la formula “grande evento” che Liberty Media vuole replicare nelle nuove sedi di gara e trasformare quelle esistenti.

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Con Liberty Media, Al Ameri, lavorerà per migliorare l’evento, in quali termini non è ancora chiaro. “Abbiamo un rapporto davvero stretto, proviamo sempre a esaminare come possiamo spingere lo sviluppo e condividere nuove idee con loro su come cambiare per migliorare ancora. Speriamo ci sia un’evoluzione, ci siamo sempre dichiarati come la definizione moderna di un evento di Formula, ha concluso l’a.d. del Yas Marina Circuit, intervistato dal The National.

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