C’è la formula per il successo suggerita da Briatore – non puoi pensare di correre per vincere ogni gran premio se vuoi conquistare il titolo –, c’è l’analisi degli errori commessi dal pilota, ci sono state le parole di rispetto e giustificazione rese da Hamilton nei confronti di un Sebastian Vettel che ha mancato, insieme al team, l’obiettivo stagionale. 

Le analisi su quel che è stato il campionato si sono sprecate, attribuendo le responsabilità maggiori in capo a Sebastian, perlomeno del non aver portato la sfida a decidersi all’ultima gara a causa dei punti persi per strada. E’ mancata anche la Ferrari, in un passaggio cruciale, nel quale Mercedes ha allungato in modo determinante un confronto vissuto su oscillazioni minime sul fronte delle prestazioni.

Il livello della SF71H è stato alto come mai nell’era ibrida per la Rossa, tanto che il presidente della FIA, Jean Todt, intervistato da Auto Bild, commenta: “Anzitutto, mi piace molto Sebastian e vi racconto una storia. Prima di ogni Gran Premio di Germania, Michael invitava tutto il team a correre sui kart a Kerpen. Una volta c’era un ragazzo, di nome Sebastian, con suo padre. Michael me lo presentò e disse: questo ragazzo ha un gran talento e diventerà un grande.

Oggi Sebastian ha 31 anni, allora ne aveva 13. Ma c’è una differenza nella storia della Ferrari: quando arrivò Michael il team, in una scala di sviluppo da 1 a 10, era a 4. Quando Vettel è arrivato in Ferrari era a 8”.

La ricostruzione voluta dal presidente Marchionne ha prodotto la struttura vincente vista nel 2018, alla quale è mancata la stagione perfetta, condizionata anche dalla scomparsa del presidente. Il Todt “benevolo” nei confronti di Vettel, poi, aggiunge: La gente sottovaluta quanto sia difficile vincere un titolo mondiale. Anche Alonso ha mancato per due volte il titolo all’ultima gara, contro Vettel. Ho una conoscenza molto buona della situazione ma essendo ex team principal Ferrari e presidente della FIA, è inappropriato che la commenti”.