Un’annata ad alta tensione, quella vissuta da Force India, fino a diventare Racing Point Force India. Otmar Szafnauer nuovo team principal, l’uscita di Bob Fernley, il passaggio di proprietà da Mallya a Stroll e la cordata di imprenditori riunitasi in Racing Point per salvare il team entrato in amministrazione controllata a fine luglio. Vicende che hanno inciso sullo sviluppo, di una squadra al debutto di Melbourne con la quarta monoposto più veloce del lotto ma il ritardo nel portare in pista gli aggiornamenti programmati dopo i test invernali.

Risorse economiche minime, per le vicende giudiziarie nelle quali è coinvolto Mallya da diversi anni ormai. E, nonostante tutto, un team che ha saputo navigare nelle posizioni buone della top ten in più occasioni, proporsi da migliore degli altri.

La nuova proprietà investirà nell’ampliamento delle strutture, un percorso sul quale Otmar Szafnauer, intervistato da Tom Clarkson a Beyond The Grid, ammonisce: “Ho visto così tante volte dei team decidere di costruire nuove strutture, una nuova galleria del vento o una nuova fabbrica, e le prestazioni della macchina ne hanno risentito perché le stesse persone che progettavano e definivano la fabbrica erano quelle che progettavano la macchina. E se stai facendo una non puoi fare l’altra.

Dobbiamo fare molta attenzione se affronteremo, come faremo, l’ampliamento delle nostre infrastrutture e mezzi affinché non ne risenta la monoposto”.

La nuova entità nata alla vigilia del Gran Premio del Belgio ha trovato l’opposizione del team Haas (su Autosprint in edicola Guenther Steiner racconta il 2018 del team), a contestare il diritto di Racing Point Force India a maturare i premi FOM riconosciuti alla Force India. Diatriba che si è riproposta, con forme diverse, nella contestazione sul diritto a schierare le VJM11 da parte di Racing Point ad Abu Dhabi.

L'Editoriale del Direttore: Gran galà del motorsport a Garage Italia

I fondi garantiti da Lawrence Stroll assicurano un futuro sereno a Racing Point F1, solidità che non può rinunciare all’efficienza, di una struttura che con pochissime risorse ha saputo sfruttarle al meglio. Dobbiamo continuare a mantenere quella natura efficiente che abbiamo, non possiamo perderla e, se hai un po’ più risorse finanziarie e resti un team efficiente, allora i risultati dovrebbero essere ancora migliori. Il rischio è quello d’avere molte più risorse, perdere efficienza e allora il risultato finale non è migliore bensì ti ritrovi ad aver speso tanti soldi o, anche peggio, l’esito può essere peggiore di prima. Perciò dobbiamo essere consapevoli che può accadere e far sì non capiti a noi”, dice Szafnauer.

Correre un campionato con 100 milioni di euro o con il doppio o anche il triplo delle risorse fa sì di poter condurre lo sviluppo in più direzioni, moltiplicare la ricerca su diverse soluzioni di uno stesso componente e affiancarla ad altre aree di intervento. In soldoni, poter “sparare più cartucce” contemplando anche che alcune vadano a vuoto.

Lawrence Stroll: "Non sono in F1 per perdere soldi"

Guardando al 2019, Szafnauer chiarisce quale sia stato il peso del subentro della nuova proprietà sulla progettazione della monoposto che, evidentemente, abbandonerà la sigla VJM (iniziali di Mallya): “Ci sono cose che abbiamo imparato recentemente e saranno d’aiuto sulla macchina 2019. Detto ciò, però, al momento dell’arrivo della nuova proprietà la macchina 2019 era in gran parte progettata, perlomeno lo era la struttura generale. Il telaio era già in fase di produzione. Penso sarà nel 2020 che vedremo un cambiamento più grande di quanto non lo sarà tra 2018 e 2019”.

Iscritta nell’elenco ufficiale FIA quale Racing Point F1, la scuderia potrebbe ancora cambiare il proprio nome. Potrebbe, come precisa il team principal: “Racing Point è la società di comodo usata per rilevare l’attività della Force India, potrebbe benissimo essere che il nome cambi ancora. Lo cambieremo solo se ne troveremo uno migliore, potrebbe accadere che il team resti Racing Point F1. Abbiamo ancora un’opportunità per andare in Commissione F1 con un nome diverso, migliore. Spero lo troveremo”.