Chiudono un 2018 che vale un segno “+”, dopo tre stagioni di disastri sportivi. Il primo anno di Honda con Toro Rosso ha restituito risultati incoraggianti e sviluppi alla power unit che hanno evidenziato concreti miglioramenti. Registrati nelle prestazioni in qualifica e supportati dalle considerazioni degli avversari che si sono trovati a lottare su piste veloci con le Toro Rosso spinte dalla power unit realizzata a Sakura.

Una nuova organizzazione del reparto tecnico, la figura di Toyoharu Tanabe a direttore tecnico, ha prodotto i suoi frutti. Sviluppi che, dall’annuncio della partnership con Red Bull nel 2019, hanno sacrificato il risultato del singolo week end di gara nell’ottica, più ampia, di un progresso più ampio da portare nella prossima stagione.

Gare spesso impiegate quale supplemento di test per misurare in pista le novità tecniche e accelerare lo sviluppo. Un percorso che ha condizionato il risultato finale di Toro Rosso (la monoposto 2019 verrà presentata tra il 12 e il 18 febbraio) nel mondiale Costruttori ma destinato a ripagare, con gli interessi, nel 2019. O, almeno, è quel che sperano nell’ambiente Red Bull Racing.

“Durante l’anno abbiamo migliorato la power unit sul fronte delle prestazioni e dell’affidabilità, grazie agli enormi sforzi dei nostri ingegneri e meccanici. Dobbiamo anche riconoscere il contributo apportato dagli ingegneri che operano in altre aree legate alle competizioni e altri prodotti Honda.

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Tutta la Scuderia Toro Rosso ed entrambi i piloti hanno giocato una grande parte nel nostro sviluppo, non solo sul piano tecnico ma anche grazie al loro comportamento positivo, la mentalità aperta e l’indole allegra. Ha rappresentato una grande spinta per tutti in Honda”, commenta Masashi Yamamoto, direttore generale di Honda Motorsport, nel riassumere l’impegno 2018 in Formula 1.

“Abbiamo stabilito una relazione ravvicinata e sincera, fondata sul rispetto reciproco e che ha prodotto alcune grandi prestazioni come quelle in Bahrain, Ungheria e la qualifica di Suzuka. Per questo, a loro, il nostro sincero ringraziamento”. Rapporto diversissimo da quello instaurato con McLaren e, come più volte ripetuto da Helmut Marko e Christian Horner, diverso sarà l’approccio Red Bull. Un unico risultato si chiede a Honda: realizzare il motore più potente che siano in grado di sviluppare, al resto, a farlo stare in macchina, ci penseranno i tecnici a Milton Keynes. Libertà assoluta di sviluppo, piuttosto che muoversi dentro i vincoli progettuali, i dogmi della monoposto.

Detto dei progressi Honda, non si può certo collocare i giapponesi sullo stesso piano di Ferrari e Mercedes. L’obiettivo 2019 dovrà essere una power unit, all'esordio, superiore a Renault, un risultato già conquistato a sentire Helmut Marko, contestato da Cyril Abiteboul, che “accusa” Red Bull di non leggere i dati correttamente, tacendo aspetti che, invece, vedrebbero Renault ancora davanti di quasi 50 cavalli.

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L’analisi di Yamamoto ammette come sia “apparso chiaro che la nostra power unit non è ancora sullo stesso livello dei migliori in assoluto quanto a prestazioni e c’è spazio anche per migliorare l’affidabilità.

Il prossimo anno forniremo due team per la prima volta dal rientro in Formula 1 nel 2015, dobbiamo far meglio e, con questa determinazione in mente, tutte le persone coinvolte nel progetto stanno lavorando senza sosta per essere in buona forma nei test invernali a febbraio. L’obiettivo, nella seconda stagione con Toro Rosso e la prima con Red Bull Racing, è di continuare a compiere progressi e scalare posizioni”.