Il metodo di Schumacher per gettare le basi di quello che sarebbe diventato, negli anni, un dominio. Ross Brawn ripercorre il contributo che il Kaiser ha avuto nel creare la giusta mentalità di lavoro nel primo anno del ritorno di Mercedes in veste ufficiale in Formula 1. Correva l’anno 2010, la realtà Brawn GP aveva messo a segno il colpaccio tecnico-regolamentare l’anno prima e, 12 mesi più tardi, riportava in griglia di partenza il campionissimo tedesco, dopo tre stagioni di assenza dalla Formula 1.

Una voglia mai sopita di corse, i passaggi in pista con le moto, che costarono a Schumacher un incidente destinato a condizionare il rientro in sostituzione di Felipe Massa in Ferrari dopo l’incidente occorso in Ungheria, sul quale Brawn racconta: Aveva avuto l’incidente in moto e si era infortunato al collo in modo piuttosto serio, più di quanto la gente non avesse realizzato. Ma era evidente che era disponibile a un ritorno e Mercedes ovviamente era disponibile, così abbiamo lavorato a un accordo, che si è concretizzato piuttosto in fretta”.

Quale Schumacher abbia trovato, Brawn, che con Michael ha trascorso 21 anni di strettissima collaborazione, lo racconta a Beyond the Grid: “Per tanti versi era lo stesso, la differenza credo fosse nell’avere avuto per molti anni una macchina dominante nell’era Ferrari. La realtà era che noi, nel 2010, non avevamo una macchina competitiva.

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Il team (ex Brawn GP, rilevata da Mercedes a fine 2009; ndr) era in una modalità-sopravvivenza, non sapevamo dove saremmo arrivati, non potevamo impegnare il budget per realizzare un forte piano di sviluppo per il 2010. Tenevamo un occhio attento su ogni voce di spesa, pensavamo di sopravvivere un anno ancora. Era uno scenario economico piuttosto difficile, non avevamo uno sponsor principale in quella fase, così affrontammo il 2010 con un aggiornamento leggero di quel che avevamo nel 2009”.

Prima ancora dello sviluppo delle prestazioni, della competitività buona per vincere – non senza il passaggio cruciale che si ebbe un paio di anni più tardi, nel 2013, con il controverso test sulle gomme Pirelli, per risolvere endemici problemi di gestione delle posteriori –, la struttura della quale Brawn era ancora socio doveva costruire una mentalità e un metodo vincente: “Michael aiutò nell'infondere i principi sul come fare le cose, io sapevo quali fossero gli standard e i livelli di Michael e quali erano i nostri.

L’etica del lavoro, la disciplina, la dedizione di Michael, alzarono il livello della squadra, sapendo quel che avrebbero dovuto fare. Io ebbi un impatto ma uno ancor più grande lo ebbe Michael quando arrivò”