Manca, per ora, il nome ufficiale, che sarà svelato in occasione della presentazione il 15 febbraio, ma della nuova monoposto, sigla di progetto “670”, che sta prendendo forma all’interno della Gestione Sportiva Ferrari, sono già trapelate indiscrezioni che consentono di delinearne i contorni, in alcune aree già piuttosto definiti a livello di dettaglio. Non è lecito aspettarsi uno stravolgimento dei concetti base del progetto della SF71H, più verosimilmente si tratterà di una loro profonda evoluzione.

Il punto di partenza, ovvio per tutti i team, è stato l’adattamento alle nuove regole, che ha impegnato anche gli aerodinamici della Scuderia, Enrico Cardile e David Sanchez, nella ridefinizione della veste aerodinamica della nuova vettura, alla ricerca del carico aerodinamico perso con la semplificazione dell’ala anteriore, e nella differente gestione dei filetti fluidi da essa derivata. I due tecnici già nel 2017 avevano colpito la platea dei loro colleghi rivali, grazie a soluzioni innovative/estreme della zona delle imboccature delle fiancate della SF70H, proseguendo poi su questa strada nel 2018.

Pare, che anche la nuova monoposto avrà caratteristiche uniche e raffinate, in quest’area aerodinamicamente strategica, ma anche sotto altri aspetti. Insomma, pur ribadendo il concetto che non si possa parlare di rivoluzione, ogni parte della vettura sarà un’estremizzazione di quelle della SF71H. Le fiancate saranno arretrate di circa 5-6cm e caratterizzate da una rastremazione posteriore, più accentuata, ma soprattutto seguirà uno sviluppo volumetrico diverso. In pratica, per intenderci, grazie al riposizionamento dei pacchi radianti, con una differente inclinazione rispetto a quelli della SF71H, il profilo esterno della carrozzeria dovrebbe apparire piuttosto smussato riducendo la sezione verticale, al posteriore, sulla falsariga della Red Bull RB14.

Non sarebbe, però, stata tratta ispirazione dalla monoposto del team di Milton Keynes, piuttosto il risultato della continua e puntuale evoluzione del concetto alla base della miniaturizzazione delle fiancate dei due modelli precedenti, ancor più cruciale quest’anno per i flussi che le lambiscono verso il retrotreno. Tale processo evolutivo, è avvenuto negli ultimi due anni, grazie ad una sempre maggiore efficienza dell’impianto di raffreddamento.

Elementi distintivi del progetto, in verità già presenti a livello embrionale sulla SF70H, ancor più evidenti sulla vettura dello scorso anno, riguardano la partizione sia delle prese d’aria delle fiancate, sia di quella dinamica sopra la testa del pilota. In sostanza l’adozione di canalizzazioni specificamente dedicate al raffreddamento delle diverse componenti, mediante l’adozione di setti /separatori, ha consentito una riduzione, o quantomeno un non incremento delle superfici/volumi degli scambiatori e radiatori, del propulsore endotermico e dell’ERS.

Il resto dell'analisi tecnica sulla Ferrari 2019 e in particolare come sono stati evoluti fondo vettura e Power Unit, lo trovate sulle pagine di Autosprint.