I nuovi regolamenti legati alla configurazione dell’ala anteriore, più semplice negli elementi che la compongono, hanno prodotto uno stravolgimento della filosofia di gestione dei flussi aerodinamici che investono la monoposto. E, come tale, ha costretto i team a produrre nuovi investimenti per sviluppare soluzioni in grado di recuperare la quota di carico aerodinamico che verrà persa rispetto al passato. I team migliori, già nei mesi scorsi, venivano indicati al completo recupero della quota di carico deportante persa. 

Sviluppo che comporta costi elevati, tuttavia, secondo Pat Symonds, tecnico nel gruppo di lavoro incaricato di sviluppare le caratteristiche tecniche delle monoposto 2021, tali investimenti sono destinati a essere riassorbiti in breve tempo, essendo l’area dell’ala anteriore soggetta comunque a importanti investimenti di anno in anno e nel corso della stagione.

Il tecnico inglese ha commentato lo scenario tecnico che la Formula 1 troverà nel 2019, ammettendo come le modifiche introdotte rappresentino appena un argine a una situazione destinata, altrimenti, a essere sempre peggiore. Lo scenario è la possibilità per le monoposto di correre nella scia di un’altra macchina senza soffrire un eccessivo calo dei valori deportanti, in ragione di aria disturbata che condiziona l’efficienza delle complesse ali anteriori in uso fino al 2018. Perdita di aderenza che si ripercuote sulla gestione delle gomme e, in sintesi, nell'impossibilità di seguire da vicino (già a 1"5) la macchina che precede.

Aerodinamica fonte di ogni male e assenza di spettacolarità? Non esattamente, secondo Symonds, che si è espresso anche sull’idea di Franz Tost, secondo il quale la Formula 1 dovrebbe liberarsi di metà degli attuali valori di carico deportante generato da una monoposto. “E’ certamente qualcosa fattibile ma, spesso, quando cerchi di capire una discussione dovresti portarla all’estremo e vedere che risposta ottieni. Se andiamo al concetto estremo di non avere affatto carico aerodinamico, pensi che sia meglio perché non puoi perdere qualcosa che non c’è. C’è una logica nel ragionamento.

A ogni modo, è molto più complesso. Puoi realizzare una monoposto che genera metà del carico aerodinamico rispetto a una Formula 1 odierna ma con delle caratteristiche di peso molto, molto peggiori. Sarebbe tutto troppo semplice e ti ritroveresti in una situazione che non sarebbe migliore dell’attuale”, ha commentato Symonds ad Autosport.

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Va ricercato il corretto equilibrio, tra deportanza che assicura le prestazioni elevate, spettacolarità delle monoposto e delle gare. Voglio che le macchine siano veloci ma spettacolari e non credo lo siano se sono incollate al terreno.

Una macchina da rally è spettacolare, vedi come sia assolutamente al limite della stabilità, appare difficile da guidare e lo è. Una F1 non sempre appare così difficile, soprattutto quando i team strategicamente corrono al di sotto del potenziale massimo per ridurre il numero di pit-stop”.

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