Primo giorno di test, primi verdetti e, di fatto, già un segnale chiaro sulla stagione che sarà. Che mondiale 2019 potrà correre Robert Kubica sulla Williams è un’incognita, legata anzitutto a un team in grande difficoltà, fanalino di coda dello schieramento lo scorso anno e, nella migliore delle ipotesi, con ambizioni di rientro sul folto gruppo di squadre a metà schieramento.

Gruppo che corre veloce e punta a compattarsi verso l'alto, obiettivo quarta posizione, leggendo le tendenze di fine 2018: Alfa Sauber ha (giustificate) mire di ulteriore crescita che guardano a primo team dietro gli altri, Renault cerca una conferma, Racing Point può essere della partita, supportata da condizioni finanziarie favorevoli, Haas per ripetere l’exploit, Toro Rosso a trarre vantaggio dei progressi Honda con Red Bull. McLaren e Williams incognite assolute. 

“La situazione non è semplice e il tema va affrontato realisticamente. Nel periodo invernale ogni team prepara la nuova macchina, noi siamo alle battute finali della produzione e sarà nei test di Barcellona, uno dei momenti cruciali della stagione, che scopriremo la forza della nostra macchina.

La stagione è molto lunga, abbiamo più gare e ciò fa sì che il giusto inizio e la giusta progettazione a inizio anno siano molto importanti. È difficilissimo recuperare durante la stagione se la base della macchina non è sufficientemente competitiva in avvio”, racconta Kubica, nel corso di un evento organizzato a Varsavia dallo sponsor PKN Orlen, partner Williams per due stagioni.

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“Sappiamo ci attende un compito difficile, l’esperienza e la consapevolezza di aver corso a un livello molto alto in Formula 1 infondono un senso di fiducia in me stesso.

Io proverò a dare le indicazioni migliori, ma non sono io a progettare i nuovi pezzi, la macchina, spero che insieme alla Williams riusciremo a riportare il team dove dovrebbe essere”. Nei mesi scorsi ha ricordato come la sfida personale sarà l’aver dimostrato di valere la permanenza in Formula 1, dopo averla ritrovata a distanza di molti anni. Il campione polacco e la sua competitività potranno misurarsi accanto a un riferimento diretto, George Russell, talento in erba nel quale Toto Wolff intravede un campione futuro.

“In realtà, mi sento un po’ come se stessi iniziando per la prima volta. Emozioni enormi ma del tutto diverse da quelle che mi accompagnarono 12 anni fa. Ero molto più giovane e la Formula 1 uno sport completamente diverso da quello di oggi.

Non sono bravo a fare promesse e non ne faccio, l’obiettivo è dimostrare che dopo 8 anni fuori da questo sport sono in grado di fare al meglio il mio lavoro, un ritorno al livello al quale ero prima dello stop. Ovviamente, per farlo, ti servono gli strumenti, ti serve la macchina, perciò spero che vada bene. Se avremo una macchina competitiva, piacevole da guidare, allora in alcune gare possono nascere delle situazioni insolite da sfruttare. L’obiettivo è fare un buon lavoro e restare a lungo in Formula 1”.