Ha avuto la fortuna di una seconda chance, a 10 anni di distanza dalla prima, per correre in Formula 1. Un lusso per pochi. Brendon Hartley non ha convinto Red Bull Racing, che ha preferito puntare su Alexander Albon per il 2019. Un taglio che, il pilota neozelandese, campione nel WEC con Porsche, racconta partendo da un avvio di campionato difficile e dalla scoperta della spietata Formula 1 nel week end di Monaco, punto di inizio del “piano” per sostituirlo.

La conferma che il percorso in Toro Rosso si sarebbe interrotto con l’ultima gara di Abu Dhabi giunse poco dopo la corsa di Yas Marina, “una riunione nella quale non venne detto molto. Mi fu chiaro, allora, che sin da Monaco c’era un piano in essere per cacciarmi, racconta Hartley nel “diario” del rookie scritto per The Players’ Tribune.

L’avvio di campionato ha registrato l’exploit eccezionale di Gasly in Bahrain, Toro Rosso-Honda quarta al traguardo, nella gara migliore dell’anno per il team. Hartley manca i punti, protagonista di un incidente in avvio: “Sapevo d’avere una macchina in grado di andare a punti e di essere in grado, io, di portarcela. Per questo l’inizio di campionato è stato un po’ frustrante. So che a volte avrei potuto fare un lavoro migliore e che ho mancato delle opportunità. Avrei potuto utilizzare l’assenza di 7 anni dalle monoposto come scusante ma il punto è che non è stato un inizio ideale.

Lasciai il Bahrain sapendo di aver mancato un’occasione per ottenere i primi punti in F1 e di non potermi permettere di perderne molti, sapevo di dover migliorare”. Quattro punti appena a fine campionato, il nono posto di Austin e due decimi a Baku e Hockenheim, il bottino 2018.

Il sedile in Toro Rosso venne messo subito in discussione, con le indiscrezioni che puntavano a un avvicendamento con Lando Norris già in Canada, Norris che Red Bull Racing avrebbe voluto ingaggiare per più stagioni, trovò invece il no della McLaren.

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Monaco fu un week end difficile, oggi a guardarmi indietro quel che ricordo più di ogni altra cosa è il camminare nel paddock per incontrare i media al mercoledì prima dell’inizio del weekend, ricevendo tante domande sul mio futuro.

Sono qui, una manciata di gare corse nella mia carriera in Formula 1 e mi chiedono della sua conclusione.

La cosa peggiore di quella giornata, tuttavia, fu scoprire che in quei rumours c’era una parte di verità. Dopo poche gare c’erano persone, sembrerebbe, che non mi volevano lì. Sarò onesto, è stato un po’ uno shock. Arrivare in F1 con tanta esperienza, due campionati endurance vinti, una vittoria a Le Mans, aver fatto meglio del mio compagno di squadra in qualifica in due delle prime tre gare: era difficile per me credere che vi fossero discussioni su una mia sostituzione così presto.

È la vita in F1, circolano così tanti soldi e persone coinvolte che è naturale ci sia politica”, racconta Hartley, accuse dalle quali esclude i ragazzi del box Toro Rosso. Proseguendo, sul week end di Monaco: “È una pressione del tutto unica, mai provata prima. Ma il modo in cui ho risposto, come mi sono impegnato e tirato dritto è una delle cose delle quali vado più fiero della stagione”.

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Lo scorso dicembre il nome del pilota neozelandese è circolato quale possibile secondo uomo da impegnare al simulatore Ferrari nel 2019, scenario smentito dal padre di Hartley, mentre Brendon, sul futuro, aggiunge:Sono fortunato ad avere delle opzioni davanti, però dovrò assicurarmi che facciano al caso mio. Voglio qualcosa che continui a essere una sfida, spingermi. La porta della F1 non è assolutamente chiusa e l’esperienza guadagnata da un anno nella categoria al top vorrà dire che arriverò più preparato e forte per qualsiasi opportunità ci sarà ad attendermi”.