Andreas Seidl è l’uomo giusto per riportare la McLaren al vertice. Parola di Mark Webber, che l’ex capo del progetto Porsche LMP1, ora nuovo direttore esecutivo di McLaren Formula 1, l’ha avuto accanto in due passaggi differenti della propria carriera, in Williams, ai tempi della motorizzazione BMW, e in Porsche, al tempo dell’impegno nel WEC con i prototipi. 

Non sarà un percorso di risalita rapido, piuttosto un programma a medio-lungo termine, dopo il reset operato nel 2018 sul piano dirigenziale e tecnico. C’è un nuovo assetto ma anche tante, diverse, forme di impegno sportivo e non per il marchio di Woking, una delle cause, a dire di Webber, del progressivo declino vissuto in Formula 1.

Responsabilità da imputare anzitutto a Ron Dennis, spiega il pilota australiano, intervistato da Autosport. E se l'errore più eclatante è aver abbandonato la motorizzazione Mercedes clienti per abbracciare l’incognita Honda, altri fattori hanno portato alla perdita di competitività in Formula 1, a fronte di una realta McLaren Automotive (lanciata nel 2010) sviluppatasi rapidamente e con un corposo piano di investimenti in atto per dire la propria tra i marchi di supercar stradali. 

Ron Dennis ha commesso molti errori quando erano all’apice. Quando avevano trovato la migliore armonia, con un modello commerciale a punto, prendi i tuoi piloti e li lasci andare.

La McLaren era una belva, poi hanno voluto costruire macchine stradali (la 12C, dal 2011, ha segnato il ritorno sul mercato dai tempi della McLaren F1; ndr) e la situazione diventa del tipo ‘Che stiamo facendo qui?’ C’è un po’ di Indycar, un po’ di altro (interesse a una presenza nel futuro WEC Classe Hypercars; ndr). Non puoi fare tutto. Serve la massima concentrazione, ogni team che ha avuto successo in Formula 1 si è concentrato su una sola cosa e ha effettuato valide campagne di reclutamento del personale”, il suggerimento di Webber.