Alla fine, nell'ultima giornata di test precampionato a Barcellona, si è riusciti ad assistere a una sorta di "caccia alla pole che non c'è", con una sfida a distanza che ha visto Lewis Hamilton contendere al pomeriggio il miglior crono di tutti gli 8 giorni di prove che Sebastian Vettel ha ottenuto al mattino. È stata pure una bella competizione, in cui l'inglese non ha prevalso sul tedesco per soli 3 millesimi; peraltro nemmeno Charles Leclerc e Valtteri Bottas sono distanti come tempi. L'importante però è non dare a questi millesimi più importanza di quella che effettivamente hanno.

Già è improprio voler accostare prestazioni ottenute così distanti nel tempo, come lo è il paragone con differenti giornate di test. Il messaggio che in ogni caso questi test ci hanno lasciato, considerando le prestazioni con le diverse tipologie di pneumatico e pure i long run, è che alla fine non vi sono differenze davvero significative in termini di prestazioni, al momento, tra la Ferrari SF90 e la Mercedes W10. Quando è stato possibile leggere dei divari, infatti, sono risultati comunque talmente ridotti (pochi decimi) da non risultare davvero importanti e/o determinanti. E comunque meno rispetto alle possibilità di reali performance in vere condizioni di gara e con gli sviluppi e le modifiche (non solo componenti, ma anche set-up e quant'altro) che verranno portati a inizio campionato proprio sulla base di questi test.

Insomma, le prove di Barcellona hanno dato ai tecnici delle varie squadre una gran quantità di dati su cui lavorare – quindi ci sarà pure da vedere chi li saprà sfruttare meglio di altri – e agli osservatori la netta sensazione che anche quest'anno si parte su un piano di sostanziale equilibrio e la lotta sarà aperta. Decisa quindi dalle varie differenze di adattabilità ai differenti circuiti e dalla capacità lavorativa di piloti e squadre nel corso di ogni singolo weekend di gara.

Non cadiamo inoltre nell'errore di considerare fuori dai giochi la Red Bull, pur se Max Verstappen e Pierre Gasly si sono fatti notare solo sporadicamente. Solo problemi al cambio hanno impedito oggi all'olandese di gettarsi nella mischia delle simulazioni di qualifica (unico a non aver nemmeno assaggiato le Pirelli C5) tuttavia la macchina ha offerto buone sensazioni e pure la power unit Honda si è dimostrata più consistente del previsto, vedasi anche quanto mostrato con la Toro Rosso.

Sulla distanza del campionato saranno importanti anche fattori come l'affidabilità – non lo stiamo scoprendo adesso – e forse alcuni stop della SF90 come quello odierno di Vettel o quello di ieri di Leclerc possono preoccupare. Ma alla fine sembrano questioni superabili facilmente una volta individuate, tra problemi elettrici, scarichi rotti o perdite dall'impianto di raffreddamento. Sempre ovviamente che non compaiano altre noie...

Per quanto riguarda gli inseguitori, anche tra loro si sono viste differenze davvero ridotte, preludio anche in questo caso a una sfida interessante per il quarto posto nel campionato per i Costruttori, ma non solo: anche il divario rispetto ai tre top team potrebbe calare significativamente e regalare qualche soddisfazione in certe gare e situazioni. In ogni caso la Renault sembra (per ora) leggermente avvantaggiata sulla Haas, ma anche Toro Rosso e McLaren sono riuscite a inserirsi nella contesa, senza dimenticare le belle impressioni date dall'Alfa Romeo ex Sauber.

Un po' più difficile al momento valutare la Racing Point ex Force India, non ancora riuscita ad esprimere appieno le sue potenzialità. Per adesso si può solo dare fiducia nella loro capacità di lavorare e progredire nel corso del campionato. Mentre per quanto riguarda la Williams, la fiducia può essere spesa nei confronti dei due piloti Robert Kubica e George Russell che si sono ben comportati finora, e nel fatto che dopo il ritardo iniziale hanno accumulato molti giri. Restano comunque un paio di secondi da recuperare (1 e mezzo se non consideriamo i top3) rispetto agli altri: meno che nel 2018, ma visto che la competizione sarà più serrata…