Il primo responso dei test ha lasciato molti piloti favorevolmente impressionati dall’efficacia delle nuove norme aerodinamiche. C’è chi ha rilevato un netto miglioramento del comportamento della monoposto, quando in scia a un’altra macchina. E c’è chi, invece, ha riscontrato ancora notevoli turbolenze a danneggiare la prestazione.

Il Gran Premio d’Australia darà una prima indicazione, tutt’altro che definitiva, vista la particolarissima tipologia di tracciato, sull’efficacia delle scelte volute dalla FIA per migliorare la qualità delle gare e consentire ai piloti di lottare e correre in scia.

Sarà sulle piste più esigenti sull’efficienza aerodinamica in curva, che le misure tecniche troveranno un definitivo giudizio. E Barcellona sarà il primo banco di prova.

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Il passaggio regolamentare del 2019 è un argine a una tendenza tecnica, in attesa di scoprire dal 2021 monoposto che siano in grado di azzerare (o quasi) gli effetti nocivi sulla prestazione del correre in aria disturbata. I dati richiamati da Ross Brawn descrivono un miglioramento radicale dalla diversa veste aerodinamica in fase di discussione.

Il Gruppo tecnico della FIA diretto da Nicholas Tombazis, lavora con il supporto dei dati ottenuti da due monoposto in galleria del vento, così da leggere gli effetti delle scelte aerodinamiche sulla monoposto che corre in aria turbolenta. La prima visione sulla F1 2021 è arrivata lo scorso anno, a Singapore, con i primi concept, ricostruzioni grafiche delle forme che potrebbero avere le monoposto, scelte ancora tutte da definire e rendere norma tecnica.

Brawn, ad Autosport, ha commentato: “C’è già un’enorme differenza. Con la macchina attuale, a due monoposto di distanza, perdi il 50% delle prestazioni. La macchina alla quale stiamo lavorando perderà il 10% della prestazione, pertanto si tratta di un miglioramento enorme rispetto allo scenario attuale”.

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L’assoluta semplificazione aerodinamica, fino all’estremo di macchine prive o quasi di deportanza, non può essere la via da seguire. E le considerazioni di Brawn seguono l’analisi dei mesi scorsi di Pat Symonds.

Una Formula 1 che vuole essere il campionato di riferimento per velocità, prestazioni e ricerca, non può prescindere dal dato aerodinamico, essenziale per sviluppare la velocità, estrema, in curva.

“Ho letto che dovremmo liberarci delle ali e del carico aerodinamico, per fare affidamento solo sul grip meccanico, così che le macchine siano in grado di correre una contro l’altra.

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Il problema di tale soluzione è che sarebbero lente. E la velocità di una macchina di Formula 1 è l’aspetto che toglie il fiato. Non vogliamo perdere la velocità di una monoposto di F1, vogliamo siano le corse più veloci sul pianeta e puoi farlo solo sfruttando la prestazione aerodinamica. Serve che la deportanza sia sviluppata in un modo che permetta alle macchine di gareggiare tra loro”.