L’equilibrio sano della Ferrari SF90, Charles Leclerc da far crescere, un gruppo che, dall’esterno, viene percepito adesso con la giusta serenità per produrre i risultati che contano. Vincere, nient’altro.

La Ferrari si prepara alla prima recita stagionale, dove sarà ancora lotta a due, forse con un terzo incomodo già pronto a dar fastidio. Mercedes sarà lì a Melbourne, arriverà con la prestazione che serve per sfidare la Rossa del rinnovamento. Evoluzione tecnica alla quale si è accompagnata la trasformazione gestionale.

Mattia Binotto l’uomo che riassume il nuovo assetto della GeS 2019. E, il team principal nonché responsabile dell’area tecnica, parla del proprio ruolo, del metodo di lavoro differente rispetto alla passata gestione dal muretto, degli avversari attesi e da ritenere favoriti d'obbligo: "Credo che la squadra da battere sia ancora la Mercedes. Siamo un gruppo giovane, conosciamo i nostri obiettivi ma dovremo dimostrare di essere uniti nelle difficoltà. Non so se è proprio una preoccupazione, ma la tenuta va verificata.

Ha un gruppo consolidato, sa come costruire una macchina veloce, ha disponibilità economiche, competenze. E se dovesse incontrare difficoltà iniziali le supererà".

Lo fa in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale racconta l’ambiente creatosi a Maranello lo scorso anno e il rapporto con Maurizio Arrivabene:Ritenevo di non essere più nelle condizioni di esercitare bene il mio mestiere, e l’ho reso noto. E che questa non fosse solo una difficoltà mia ma riguardasse tutto il gruppo, anche perché se un direttore tecnico non lavora al meglio, tutto si riflette su quelli che coordina. Sì, è vero: altre scuderie mi hanno cercato perché la mia esperienza ha valore in F1.

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Ho sempre imparato da tutti, anche da Maurizio e di questo lo ringrazio. Il rapporto personale è sempre stato buono. Mai un litigio. Le difficoltà riguardavano la visione, la gestione del gruppo o di un week end di gara. Avevamo punti di vista differenti".

La struttura orizzontale immaginata, voluta e realizzata da Sergio Marchionne ha visto Binotto coordinare il lavoro dell’area tecnica, diventare un gestore nel senso più ampio del termine. Direttore d’orchestra, adesso con una bacchetta per dettare il ritmo politico del Cavallino – in sede d trattative con FOM e FIA – e con l’altra mano a dare il tempo alla squadra per eseguire al meglio lo spartito mondiale.

"Da responsabile non riesci più a entrare nel dettaglio e automaticamente responsabilizzi le persone. Non è la macchina di Binotto, è di tutti: del telaista, del verniciatore, del motorista... i collaboratori diventano protagonisti".

Di sé, il team principal racconta: “Binotto è un tecnico scarso. Battute a parte, non sono particolarmente bravo nella progettazione ma un ingegnere con una buona comprensione del fenomeno fisico piuttosto che meccanico.

Credo che in questi anni la mia forza sia stata nella gestione di un gruppo. Che il tema sia tecnico o politico conta poco, l’importante è come organizzi una squadra, come la motivi. Più che altro mi sento una persona che può aiutare gli altri a far bene il proprio mestiere”.

SF90 cresciuta grazie anche allo sviluppo delle simulazioni in fabbrica, fase nella quale è cruciale ottenere la più alta correlazione dei dati una volta in pista. E' il passaggio che, spesso, rallenta lo sviluppo: dati e numeri positivi dai computer in fabbrica che non corrispondono alla realtà del comportamento dinamico della monoposto in pista.

Aver compiuto un progresso su tale fronte, com'è riuscito alla Ferrari, è fondamentale per ottenere un progetto di base competitivo.

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Il progetto è nato bene, ha convinto il team principal per la stabilità mostrata in ogni tipologia di curva al Montmelò. "La SF90 è prevedibile e costante a medie e alte velocità, con il vento laterale, in curva e nei rettilinei. È un elemento che abbiamo ricercato perché era una delle difficoltà della vettura della scorsa stagione", racconta.

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Dovrà aver trovato - tra Barcellona-2 e Melbourne - la massima affidabilità, adesso che i giochi diventano decisivi per il titolo mondiale. E l'area tecnica dovrà produrre uno sviluppo durante l’anno che ha tutte le condizioni di base, per l’organizzazione della GeS, affinché si operari al meglio.

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