A cristallizzare la gara dell’Albert Park e i rapporti di forza espressi, forse ha ragione Flavio Briatore. Non è cambiato nulla. Il vantaggio che la Mercedes aveva sugli avversari è sempre presente. Sarà un campionato a due protagonisti, Hamilton e Bottas. Non c’è stato il recupero necessario della Ferrari.

Un quadro sufficientemente catastrofista, che necessita però di altre prove, di un’analisi più completa dopo il Bahrain e la Cina, per capire se il passaggio del GP d’Australia può relegarsi a un episodio o meno, nella competitività insufficiente delle due SF90. Non si può liquidare nel suo andamento un mondiale da 21 gare dopo 310 km, tre turni di libere e una qualifica.

Non è cambiato assolutamente niente. Hanno 3 mesi di tempo per preparare le macchine. Il distacco che c’era nelle ultime gare, la Ferrari non ha perso nei confronti della Mercedes ma non ha recuperato”, commenta Briatore su Radio Capital.

“Il GP d’Australia è un po’ atipico, però se vai forte vai forte dappertutto. Il libro delle scuse comincia alla prima gara, è molto dura”.

La monoposto in grado di dominare il mondiale è vero non deve temere nessun circuito. È riuscito a Mercedes nel 2018, con il netto salto di qualità prodotto sulle piste lente e tortuose, senza perdere in competitività altrove. Dovrà dimostrare d’averlo fatto la Ferrari quest’anno con la SF90 rispetto alla SF71H. Impressioni che, dopo i test, la squadra  leggeva assolutamente positive, salvo non ritrovarle più una volta in Australia.

Il primo quarto di campionato passerà in rassegna tipologie molto diverse di tracciati e condizioni ambientali e si avrà un quadro molto più nitido e veritiero che non un focus concentrato su una sola gara.

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Rispetto alla quale, Briatore sottolinea la mancanza del grande miglioramento necessario per erodere il vantaggio della Mercedes: “Bisogna fare uno step importante che non credo abbia fatto nessun team. La Mercedes ha fatto il proprio programma, compiuto il proprio step, che nessuno ha fatto. Per battere la Mercedes bisogna recuperare 8-9 decimi. Continuerà a dominare, non l’ha fatto nessuno.

Se la macchina è così forte, l’unica competizione che c’è è una competizione in casa, tra Hamilton e Bottas.

Non manca una critica diffusa alla Formula 1 di oggi, che poi nei temi è sempre la stessa, specialmente sul fattore gomme, altro bersaglio della critica del manager piemontese: “Deve funzionare un po’ tutto, il pilota le gomme.

Devi conoscere le gomme, ormai è diventata una variante talmente importante che è quasi un campionato gomme, più che piloti. La F1 è diventata talmente tecnologica che le gare, la gente, senti i telecronisti che parlano di gomme, di gomme, di gomme, anziché parlare di gladiatori”.

L'Editoriale del direttore: Cavallino Mancante

Una variabile in realtà della Formula 1 degli anni Duemila, più equa oggi di quanto non fosse in regime di libera lotta tra più fornitori, l’era Michelin-Bridgestone, dove 8 decimi di miglioramento era un attimo trovarli dalle gomme realizzate su misura del team.