Con altre scelte, Melbourne avrebbe restituito un risultato diverso. Manca la controprova, certo, ma l’indicazione data da Sebastian Vettel in Bahrain lascia sfumature di fiducia sulla velocità della Ferrari SF90.

“È facile quantificare quanto fossimo lenti in qualifica e quanto in gara. Ci sono alcuni numeri dai quali possiamo dire, con buona fiducia, che avremmo dovuto essere più competitivi o sarebbero migliori se tornassimo indietro e ripetessimo, però è tutta teoria, quindi dobbiamo dimostrare i fatti in pista”, spiega Seb.

Due settimane di analisi dei dati, capire quale direzione errata si sia imboccata nell’adattamento della monoposto al circuito.

TANTO LAVORO, DA VENERDÌ DOVRÀ DARE I FRUTTI

“E’ chiaro che ci sono stati molti report e sono state condotte lunghe analisi, perché volevamo essere in una posizione differente. Ci sono sempre delle lezioni da imparare. Abbiamo lavorato un po’ sull’assetto, sulla configurazione. Le ultime settimane sono state molto intense.

Credo abbiamo alcune risposte, ma come sempre accade non le hai mai tutte, perché non abbiamo mai l’opportunità di tornare indietro e ripetere”.

Il concetto più importante del giovedì a motori spenti di Sakhir, arriva quando Sebastian dice della migliore comprensione della monoposto e delle scelte necessarie: “Le cose vanno avanti, adesso siamo in Bahrain su una pista diversa, però abbiamo imparato alcune cose sulla macchina e su noi stessi, che penso ci aiuteranno a essere più competitivi qui.

Non credo siamo nella posizione di poter fare promesse, la verità è che dobbiamo aspettare e vedere”.

Aspettare e vedere le velocità che saprà raggiungere sul dritto la SF90 e, di conseguenza, le scelte adottate sulla configurazione aerodinamica.

STOP LECLERC UNA SCELTA LOGICA

La decisione del muretto di congelare le posizioni e fermare Leclerc alle spalle di Vettel è, invece, un tema di gran lunga meno importante, fino al punto dell'irrilevanza, rispetto alla necessità di portare la SF90 nelle condizioni di lottare per vincere. E Sebastian commenta: “Dal punto di vista del team era chiaro che il quarto e quinto posto fossero il miglior risultato possibile.

Ovviamente non hai mai una visione completa di quel che sta accadendo a quel punto della corsa. Entrambi abbiamo dovuto gestire parecchio per arrivare alla bandiera a scacchi, dovevamo risparmiare benzina.

Non è la prima volta, dipende se sei davanti o dietro, ma non è la prima volta che il muretto chiede di congelare le posizioni e assicurarsi di portare le macchine a casa. Penso si possa capire, non lo considero un forte ordine di scuderia. Capisco dal vostro punto di vista e della gente, che siano avvincenti queste cose, forse c’è una storia, ma internamente è piuttosto logico”.