I ricordi non sono dei migliori, anche se vanno contestualizzati. La storia tra Antonio Giovinazzi e il Gran Premio di Cina dice di un capitolo ormai alle spalle. L’errore due anni fa in qualifica, per la voglia di far bene, su una pista bagnata e difficile. Poi l’uscita in gara, causa aquaplaning. Un week end da dimenticare, allora.

Oggi con Alfa Romeo le condizioni di partenza sono completamente diverse, inutile insistere sul riferimento 2017. Corse sulla Sauber di Wehrlein in Australia all’ultimo istante e si comportò bene. In Cina, scenario simile per il pochissimo tempo disponibile per familiarizzare con la monoposto. La pioggia fece il resto.

GIOVI DIVERSO CON L'ESPERIENZA FERRARI

“So cos’è accaduto due anni fa ma devo godermi questa e fare il miglior risultato possibile per il team. Allora la situazione era diversa, più difficile. C’era stato il week end di Melbourne nel quale saltai in macchina solo al sabato, poi qui persi anche il venerdì, era una situazione diversa. Non conoscevo bene il team, non era la mia macchina e oggi ho maggior fiducia.

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Ho trascorso due stagioni da terzo pilota, tanto tempo speso al simulatore e tanti test con la Ferrari, sono un pilota diverso”, racconta Antonio nel giovedì di Shanghai.

L'ABITUDINE ALLA QUALIFICA

L’obiettivo è di migliorare la prestazione in qualifica, passaggio che ti aiuta a impostare una gara diversa partendo da posizioni migliori, a caccia dei primi punti in carriera, un potenziale che è nell’Alfa Romeo C38. Mi serve solo un week end pulito. Sono convinto che la macchina c’è, abbiamo un buon pacchetto e dobbiamo solo mettere tutto insieme, sono convinto potremo ottenere un buon risultato”, prosegue Antonio.

“Con i punti così vicini a Melbourne e in Bahrain, l’obiettivo qui è ovviamente quello di ottenere i primi.

Dobbiamo migliorare un po’ in qualifica, devo mettere tutto insieme perché il passo gara e buono. Non è facile, dopo due anni senza correre, soprattutto in qualifica. Perdi un po’ il ritmo del giro veloce, ho solo bisogno di trovare maggior fiducia.

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Non è solo il giro veloce in sé, è la preparazione, il riscaldamento, il giro d’uscita, i freni, la gestione del traffico. È decisamente complicato”, spiega a motorsport-magazin.