Tra Baku e Charles Leclerc c’è un legame particolare. La storia ha inizio nel 2017, quando il giovane monegasco, allora in F2, si è trovato ad affrontare il GP dell’Azerbaijan dilaniato dalla prematura scomparsa del padre.

Il dolore e la voglia di onorare la sua memoria hanno spinto il pilota verso una delle sue prestazioni più esaltanti: pole, vittoria in Gara 1 e secondo posto in Gara 2.

Il secondo capitolo, lo scorso anno. Esordio in F1, con la Sauber, prime tre gare dell’anno meno brillanti del previsto rispetto all'esperto compagno di team Ericsson e tredicesimo sulla griglia di Baku, quarta tappa del campionato. Ma sesto a fine gara dopo una grande rimonta.

È ancora presto per prevedere se questo GP di Baku scriverà un nuovo capitolo importate nella breve carriera di Leclerc, anche perché bisogna fare i conti con il tema che, in casa Ferrari, ha tenuto banco da inizio anno: la questione dei team order.

Per tre volte su tre, Leclerc è stato penalizzato dalle scelte del muretto Rosso, ma la cosa non sembra preoccuparlo: “Gli ordini di scuderia ci saranno sempre - Ha detto - Dipende dalle situazioni. In alcuni casi accetterò ordini futuri”.

Consapevolezza che dimostra la maturità del pilota, ma acquisita anche dopo una chiacchierata avvenuta a Maranello con Mattia Binotto dopo il GP di Cina: “Ne abbiamo parlato e la risposta è sempre la stessa”.

“Prende le decisioni dal muretto, da dove ha accesso a molte più informazioni di quante ne abbia io in macchina. Vedremo in futuro”.

“E’ frustrante ricevere l’ordine di far passare un altro pilota, ma d’altro canto lo capisco. Vettel è qui da 5 anni, è un 4 volte campione del mondo e io sono solo alla mia seconda stagione in F1. Devo dimostrare ancora moltissime cose, sta a me fare il miglior lavoro possibile per dimostrare al team le mie capacità”.