Un “privilegio” che, secondo gli avversari, non ha più ragione d’esistere. Il diritto di veto, riconosciuto dal Patto della Concordia alla Ferrari, è oggetto di discussione in vista dei futuri accordi da sottoscrivere in vista del 2021.

E, nella conferenza dei team principal a Montecarlo, tutti allineati sull’idea dell’assoluto valore che la Ferrari rappresenta per la Formula 1 ma la necessità di modificare un diritto nato in altre condizioni storiche.

È stata Claire Williams a esprimersi nel modo più chiaro e diretto contro il mantenimento di uno status privilegiato nei confronti della Ferrari, status che Maranello intende conservare con i futuri accordi sottoscritti con FOM e FIA: essere un “osservatore” in grado di tutelare l’interesse di tutte le squadre opponendo il proprio veto.

F1 TROPPO DEMOCRATICA

A essere sincera credo sia assurdo. Ho un problema nel fatto che il nostro sport sia assolutamente troppo democratico e sul tema sono stata piuttosto chiara. Sento che la F1 e la FIA dovrebbero prendere maggior possesso dei regolamenti.

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Gestiamo la cosa in modo troppo collegiale, il che è negativo quando ciascuno di noi ha la propria agenda. Abbiamo bisogno di guardare allo sport e la sua sostenibilità futura, proteggerlo e proteggere il vero DNA.

Farlo attraverso un comitato è molto difficile e davvero non credo che un team dovrebbe avere un diritto di veto. Per me non ha assolutamente senso”.

DIRITTO DATATO

Stessa lunghezza d’onda per Christian Horner, Cyril Abiteboul e Zak Brown, con parole diverse. “È qualcosa di decisamente datato, oggi. Se dovessimo scrivere un regolamento dal foglio bianco avrebbe senso non prevederlo e, come ha detto Claire, uguali regole per tutti”, ha spiegato Horner, ripercorrendo le ragioni storiche che portarono a riconoscere a Enzo Ferrari il diritto di opposizione per tutelare la Ferrari dai garagisti inglesi.

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La nuova governance della quale dovrà dotarsi la Formula 1 è importante tanto quanto, se non più, delle regole tecniche che verranno scritte nel corso di quest’anno. Accordi da trovare bilanciando richieste su benefici economici speciali, limiti di spesa, diritti di veto, rinnovamento del percorso decisionale oggi con il potere concentrato nelle mani dello Strategy Group.

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“Penso ci serva una Formula 1 progressista piuttosto che sulla difensiva. Non è bene che ci sia la possibilità di bloccare processi considerati positivi per lo sport. Detto ciò, riconosciamo appieno il valore specifico della Ferrari per lo sport ma ciò può riflettersi nell’accordo commerciale e non nella governance”, dice Abiteboul.

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Status privilegiato già esistente nella ripartizione dei proventi generati ogni anno dalla F1.