Con un anglicismo li chiamano stakeholders, termine da finanza che ti riassume un più articolato (ma più chiaro) “portatori d’interesse”. In Formula 1 si ritrovano a esserlo squadre, motoristi, gommista, Liberty Media, e relativi azionisti. Soprattutto sui temi tecnici.

Una miriade di figure coinvolte nel processo decisionale che, per riprendere le parole di Sebastian Vettel, su Servus TV, hanno interessi diversi e pronti a mettersi di traverso nei processi di cambiamento della Formula 1.

Sebastian parla dell’eccessiva complessità raggiunta dalla categoria, invoca un ritorno ai fondamentali, anche tecnologici, perché sia una tecnologia funzionale ai piloti, al pubblico, alla categoria.

IL RITORNO AI FONDAMENTALI

“Penso ancora che ci sia un eccesso di regolamentazione al momento e che ci troviamo in una spirale dalla quale è difficile uscire. Le corse dovrebbero essere più importanti e i sorpassi più facili.

Dobbiamo tornare a questi fondamentali, la Formula 1 è intrattenimento, uomo e macchina al limite assoluto”, dice Sebastian. 

Ed è lampante come, sul piano sportivo, per evitare situazioni come l'episodio Vettel-Hamilton in Canada e Verstappen-Leclerc in Austria, si debba partire proprio dalla riscrittura delle norme sportive, le "regole del gioco". 

Nel mirino: Formula 1, preserva l'agonismo

Tornare indietro, modificare i regolamenti tecnici, invece, diventa un buon proposito che deve fare i conti con la realtà di quegli stakeholders a mettersi di traverso. L’ultimo esempio del meccanismo si è visto in Austria, sulla vicenda gomme. Al di là delle posizioni sul tema e l’utilità di modificare le caratteristiche delle gomme, il fronte dei Costruttori si è spaccato e ha portato con sé i team clienti.

GLI OPPOSITORI INTERESSATI

Se c’è un pezzo di carta che regolamenta sulla tecnica, ma forse anche le regole, diventa molto difficile cambiarlo e, se è scritto tutti devono rispettarlo.

F1: Pirelli, prove di 2020 possibili nelle libere

Bruciamo le regole e ripartiamo (con nuove; ndr). Il problema è liberarsi delle carte esistenti. Ci sono sempre quelli che hanno un interesse perché restino, gli interessi sono divergenti e, alla fine, quel che facciamo è sport, è intrattenimento.

Probabilmente non c’è la soluzione perfetta, credo però che ci siano o possano esserci degli approcci, qua e là, dove puoi girare qualche vite e penso che andrebbe fatto.

Per gli spettatori e anche per noi che siamo la parte attiva, semplicemente perché la Formula 1 è diventata troppo complessa”.