Sicurezza sopra ogni cosa. Poco importa che siano corse e, una componente di rischio, debba far parte dell’impresa. A Zeltweg resistono ancora alcuni tratti di circuito con vie di fuga “classiche”, specie in via di estinzione, la ghiaia a penalizzare drasticamente un errore di guida. E Valtteri Bottas ne ha pagato le conseguenze nelle libere del venerdì.

Nonostante l’incidente e la sessione persa, per un errore di pilotaggio, Valtteri ha riconosciuto come sia il modo in cui dovrebbe essere la Formula 1, le corse e i tracciati.

Sul ritorno delle vie di fuga composte da spazi in ghiaia anziché asfaltati, le chance che possano tornare in auge sono ridotte al lumicino, per non dire zero. Michael Masi, direttore di gara della FIA, ha registrato le idee dei piloti già in Canada, pista tra le poche che non perdonano: “l’errore dev’essere penalizzante”.

VIE DI FUGA, DEVONO ESSERE PENALIZZANTI

E, fosse stato il tornante di curva 3 del Red Bull Ring come l’allora curva Remus dell’A1 Ring nel 2001, teatro della battaglia Montoya-Schumacher, probabilmente lo sviluppo dell’episodio Verstappen-Leclerc sarebbe stato diverso.

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Masi sottolinea come le vie di fuga in asfalto siano “una parte importante di come le piste si sono evolute. I piloti guiderebbero diversamente se in certi punti vi fossero un muretto, dell’erba o della terra.

Penso che abbiano cambiato il modo di approcciarsi e, in Canada, abbiamo avuto una lunga discussione con i piloti, tutti a dire di volere conseguenze da un’uscita di pista”, riporta motorsport-total.

Le “conseguenze” sono destinate ad avere altre forme che non la cara, vecchia ghiaia. Con gli spazi in asfalto si è azzerata la quota di ritirati in gara perché rimasti insabbiati. I pro, in termini di sicurezza, esistono senza dubbi, tra eliminazione dello sporco trascinato in pista e zero rischi che la monoposto galleggi e non rallenti in modo ottimale in un’uscita di pista.

PANETTONI E PALETTI

Effetti dell’errore di guida che avranno sempre più spesso le asettiche forme dei dissuasori gialli oltre il cordolo e dei “bollard”, i paletti che delimitano una corsia da seguire in presenza di un’uscita, un taglio di pista, perché non se ne tragga vantaggio. Troppo poco perché diventi davvero penalizzante.

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Masi, sui paletti e le vie di rientro in pista dopo un taglio, ha commentato: “Il bollard del Paul Ricard in curva 2 è stato un successo, in curva 5 i piloti rientravano però in pista in sicurezza senza perdere tempo. Continueremo a esaminare questa tipologia. Dopotutto, la sicurezza è l’obiettivo assoluto, che 20 piloti al via concludano sani e salvi”.