Mentre Melbourne può già annunciare la data del GP d’Australia 2020, appuntamento fissato il 15 marzo, Silverstone continua e restare nel limbo. La trattativa con Liberty Media non ha prodotto, finora, un accordo per garantire la sopravvivenza del Gran Premio di Gran Bretagna nello storico tracciato nel Northamptonshire.

Stuart Pringle, direttore generale del circuito, nei giorni scorsi ha manifestato il proprio disappunto per lo stato in cui versano le discussioni e, intervistato da Autocar, da un lato ha rilanciato la forza dell’ente di gestione del circuito: “Silverstone può sopravvivere senza la Formula 1. Nessun accordo è meglio di un cattivo accordo, per usare una frase ben nota: conosco le conseguenze di un cattivo accordo”.

Dall’altro, ha indirettamente dato appuntamento al fine settimana del Gran Premio di Formula 1: “Voglio essere molto deluso se non saremo in grado di annunciare qualcosa prima dell’evento di quest’anno; ma se non dovessimo riuscirci sarà perché esiste una differenza monumentale tra noi”.

CAREY INCONTRA LA POLITICA

Ad appianare le differenze può esser servito anche l’incontro tra Chase Carey e un gruppo di parlamentari inglesi, attivo a supporto della Formula 1 e dell’industria sportiva nel paese, alla presenza anche di Dave Richards, presidente dell’autorità sportiva nazionale.

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Sull’intervento, però, del governo a supporto del Gran Premio, Pringle è stato categorico, esprimendo il proprio “no”. “Abbiamo visto con la Turchia, l’India e la Malesia com’è andata. C’è un motivo per cui abbiamo ospitato un Gran Premio ogni anno in questo Paese dal 1950, ed è perché i diritti sono pagati da una base di tifosi enorme, questa è la nostra forza”.

HAMILTON SULLE BARRICATE

Silverstone sulla quale anche Lewis Hamilton si è pronunciato spezzando una lancia in favore del raggiungimento di un accordo. Alle parole espresse nelle scorse settimane, Lewis è tornato sul tema e, ai microfoni di Sky UK, ha commentato: “Una F1 senza Silverstone? La sento come 'Non finché corro io’.

Non finché sono qui, lotterò perché resti. Questa gara ha la folla più grande di tutto l’anno, il maggior numero di presenze della stagione (nel 2018 ben 340 mila persone contro, ad esempio, le 203 mila registrate dall’ultimo GP d’Austria; ndr) e non esiste che io possa permettere accada la sua uscita dal calendario. Dobbiamo lottare”. La vicenda è molto meno romantica e (tanto) più commerciale.

La storia è nota, Silverstone ha attivato nel 2017 la clausola d’uscita dal contratto che garantiva l’organizzazione del Gran Premio fino al 2026, contratto asfissiante per il canone a tassi crescenti da pagare annualmente alla FOM, formula sottoscritta con ancora Bernie Ecclestone al comando.

In assenza di un accordo su un nuovo contratto, quella di domenica prossima sarà l’ultima edizione del Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone.