È una prospettiva di un “mondo ideale”, di una Formula 1 fatta di circuiti spettacolari e in grado di offrire grandi gare, come avvenuto a Silverstone.

Un campionato che si libera di molti appuntamenti quantomeno di dubbio valore in termini di "intrattenimento" possibile. È una prospettiva che non tiene conto degli investimenti da parte degli organizzatori, dei conti da far quadrare, delle disponibilità per apportare modifiche ai tracciati, di gestioni private rivali tra un circuito e l’altro nello stesso Paese.

LE CURVE FANNO LA DIFFERENZA

Il Paul Ricard quasi è diventata una penitenza necessaria, prima di assaporare gare avvincenti come in Austria e in Inghilterra. Sull’importanza di avere una tracciatura favorevole allo spettacolo, Lewis Hamilton, a Silverstone, ha commentato: “Probabilmente, nella storia della Formula 1 i piloti non sono mai stati parte del processo decisionale in termini di consulenza sulle piste.

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Sappiamo meglio di chiunque altro in quale pista possiamo superare e dove non possiamo. Non so chi faccia la selezione e so che non esistono tonnellate di circuiti in ogni Paese nei quali correre un gran premio. Però ve ne sono alcune che stanno selezionando per il futuro dove non avremo gare così spettacolari.

Spesso mi chiedono quali siano le mie piste preferite, questa è una di quelle perché puoi seguire un’altra macchina. Austin, in Texas, è costruita in modo simile tra le nuove piste. Poi abbiamo posti dove non puoi seguire e diventa un treno”.

TEORIA E PRATICA

Sulla materia è interessante richiamare quanto raccontato da Hermann Tilke lo scorso anno. Nella progettazione dei circuiti moderni la tracciatura deve fare i conti con gli spazi fisicamente disponibili, il budget destinato allo sviluppo metrico, l’idea che, per favorire i sorpassi, la via più “semplice” e certa sia inserire grandi staccate e curve lente al termine di un lungo rettilineo. Una specie di modus operandi, che ha prodotto circuiti interessanti come Austin e come lo è stato Sepang, altri decisamente anonimi.

IL CONTRIBUTO GPDA

Hamilton, già in passato schietto nel giudicare con scetticismo l’espansione della Formula 1 a ogni costo in luoghi privi di cultura del motorsport, sulla selezione delle piste aggiunge: Che preferite? Correre in quei paesi solo per il gusto di correrci una gara, oppure, corse fantastiche come questa?

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Se è così, dovremmo guardare a diverse opzioni nei vari Paesi. Penso alla pista davvero bella che avevano a Hockenheim, è ancora spettacolare ma quella grande, lunga, era unica. C’erano belle gare ma l’hanno cambiata. L’Austria è anche fantastica penso però fosse anche meglio da quanto mi ha detto Niki.

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Speriamo come GPDA di poter essere una parte nei prossimi passi sui regolamenti 2021. Possiamo essere dei consulenti, aiutare a rendere lo sport migliore. Se saranno disponibili noi siamo felici di correre i GP in questi Paesi diversi, dovremmo verificare se siano o meno aperti all’idea di cambiare o adattare alcuni circuiti o usare piste diverse”.

Una GPDA mai stata così al centro delle attenzioni, per l'intenzione di offrire un contributo alla Formula 1 e la spettacolarità. Resta da verificare, nei fatti, quanto delle indicazioni che potranno dare i piloti verranno concretamente tradotti in regola dalla FIA, Liberty e le squadre, parti del processo normativo.

CIRCUITI IN F1 PER SOLDI E POLITICA

Correre qui o lì è, essenzialmente, questione di denari, poi di storia, marketing per veicolare il prodotto F1, storia per conservare radici essenziali in Europa. Della spettacolarità dei circuiti sembra interessare nulla. E, Valtteri Bottas, chiosa: E’ alla fine una selezione dei circuiti, sono certo che tante piste in calendario ci siano solo per motivi politici ed economici, piuttosto che una vera valutazione sul fatto che siano belli per correrci o meno.

Non è bello per quanto ci riguarda, in quanto piloti amiamo gareggiare, come detto da Lewis, in veste di GPDA saremmo molto lieti di dare le nostre indicazioni, perché in macchina ci siamo noi”.