Questa volta può urlare per davvero. Dopo la vittoria, triste, di Spa, con la gioia strozzata in gola e l’impossibilità di festeggiare dopo aver pianto Hubert, l’amico scomparso nell’incidente della F2 del giorno prima, questa volta è finalmente libero di toccare il cielo con un dito.

Leclerc trionfa a Monza e interrompe il digiuno della Scuderia Ferrari che, nel GP di casa, durava dal 2010 e portava la firma di Fernando Alonso.

Prima Spa, poi Monza, un uno-due incredibile sulle piste che hanno fatto la storia della F1. I tifosi della Rossa avranno in mente la stessa doppietta riuscita a Schumacher nel ’96, ma prima di paragoni pesantissimi (e impossibili) c’è tempo. Chiamarlo “predestinato”, forse, è esagerato, ma godiamoci il presente di un pilota dal talento cristallino e che non si scopre certo in queste due ultime settimane.

“Non mi sono mai stancato così in una gara - Ha dichiarato Charles a Sky Sport F1 - Non ci sono parole per descrivere quello che ho provato in macchina e sul podio. Non ho parole”.

Stravolto, fa fatica a parlare anche perché è stata una gara difficilissima. Con poche sbavature e una difesa al limite del regolamento su Hamilton, ha retto da campione all’impeto prima dell’inglese e poi, negli ultimi giri, al tentativo di rimonta di Bottas. Posizione difesa con i denti, ma anche grazie all’intuizione del muretto della Rossa di usare le Hard e non le gialle come gli avversari.

“E’ stata una gara molto difficile - Ha proseguito - Con le due Mercedes, su strategie diverse, ad attaccarmi prima con una macchina e poi con l’altra. Le hard, sono state la strategia giusta, sono riuscito a tenerli dietro anche se ho fatto errori. Solo negli ultimi due giri, guardando il pubblico, mi sono un po’ rilassato e mi sono detto ‘Ce l’abbiamo fatta’”.

"Ti perdoniamo", gli hanno detto via radio una volta tagliato il traguardo. Un po’ per gioco, un po’ come bonario rimprovero per la gestione della qualifica di sabato. Evidentemente gli è stato fatto notare come l’egoismo tipico del campione va bene, fino a quando non intralcia i piani del team.

“Ieri è stato visto nel modo sbagliato, non ho fatto niente di male - Ha concluso - Era una situazione che si era creata, non volevo il male del team. Ieri è andata così non per colpa mia”.