Monza, un anno dopo. Ancora un testacoda, ancora un errore che manda in fumo la gara. Nel 2018 è costato la rincorsa a un Mondiale, nel 2019 le gerarchie del team.

Sebastian s’è perso e non sa più tornare… Troppi errori in due anni, tutti dalle dinamiche simili che, gara dopo gara, hanno messo Vettel in una condizione di dover sempre dimostrare di essere un 4 volte Campione del Mondo, diventata, evidentemente, una pressione sempre meno sostenibile.

Giro 6 variante Ascari. Vettel è quarto, all’inseguimento di Bottas: è sotto il secondo e prepara l’attacco, potendo contare sul DRS e, invece, disastro. Il tedesco perde il posteriore della SF90 in ingresso di curva e finisce nell’erba.

La cosa più grave è il tentativo di rientro in pista, alla cieca, evitato da Stroll per un pelo, ma che comunque provoca un contatto tra le due monoposto costato l’ala anteriore della vettura di Seb. Pit stop, penalità e weekend nato male finito ancora peggio.

“Non sono contento di me stesso - Ha detto il tedesco - Ho perso il posteriore entrando in curva e poi l’ho perso ancora di più, dopo di che la gara era compromessa. Ho faticato a ripartire, ho innescato l’anti-stallo un paio di volte. Mi era impossibile vedere chi arrivava da sinistra, mi sono bloccato sul cordolo e questo non ha aiutato”.

A influire sulla concentrazione di Seb, forse, la rabbia per quanto successo sabato. Per quell'ordine di scuderia non rispettato dal compagno di squadra oggi sul primo gradino del podio. “No - Conclude Vettel - Oggi ero di buon umore. Quello che è successo ieri non credo abbia avuto un impatto”.