Riavvolgere il nastro di 12 mesi serve giusto a dire come, Sebastian Vettel, abbia assoluta consapevolezza della condizione psicologico-prestazionale nella quale ha vissuto il recente capitolo ferrarista. Alla vigilia di Singapore 2018 ammetteva: “Sì, credo che il mio nemico più grande sia io stesso al momento”.

Non aiuta a rasserenare il clima - e i giudizi dall'esterno - intorno a sé stesso con errori come quello commesso nelle fasi iniziali di gara a Monza. Non serve Freud per capire quanto la pressione aumenti quando accanto hai un Leclerc così, per di più con un tratto emergente di una lucida aggressività nelle battaglie corpo a corpo - episodio di Zeltweg a parte, servito a posizionare l’asticella sulla nuova sensibilità della direzione gara –, proprio lì dove Seb ha sbagliato spesso.

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A Vettel, alla necessità di ritrovare un pilota, un campione, guarda Ross Brawn nell’analisi del GP d’Italia: “E’ chiaramente uno dei grandi del nostro sport, però in questo momento difficile ha davvero bisogno del supporto della squadra per riguadagnare la fiducia che sembra mancargli al momento”.

ERRORI AMPLIFICATI 

A Monza, in gara, nella testa di Seb poteva esserci ancora lo scenario di una qualifica non digerita nel modo in cui si è sviluppata, la voglia di attaccare e correre una gara di testa. È finita con l’ennesimo, grave, errore.

Per Brawn, supportare Vettel è una delle necessità irrinunciabili della Ferrari:Lo è come spingere sullo sviluppo della monoposto, dev’essere una priorità per Mattia Bunotto nelle prossime settimane. Non sarà facile ma è essenziale soprattutto in vista del 2020.

A ogni modo, quanto è successo in gara è solo responsabilità di Sebastian, ha commesso due errori al giro 7, girandosi e poi colpendo Stroll. Gli errori appaiono anche peggiori alla luce della doppia vittoria di Leclerc a Spa e Monza.

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È un fatto inevitabile, il tuo primo avversario è sempre il tuo compagno di squadra, non importa chi sia e quanto vadano bene le cose nel team”.

CON LECLERC COME CON RICCIARDO?

Brawn paragona il momento attuale, il contrasto di rendimento rispetto a Leclerc, a quanto avvenne in Red Bull nel 2014, all’arrivo di Daniel Ricciardo.

La prospettiva appare ancora diversa, se possibile peggiore, perché diversi sono i presupposti che portarono al 2014 rispetto a quelli introduttivi del 2019: allora, un Vettel campione del mondo nel 2013, dove oggi, 12 mesi fa, la collezione di errori di guida era già ben assortita.

“Per certi versi Sebastian sta vivendo quanto ha vissuto nell’ultimo anno in Red Bull, nel 2014, quando si trovò contro Daniel Ricciardo, un giovane dal passo incredibile”, dice Brawn, in un passaggio tra similitudini che pone il confronto Leclerc-Hamilton in parallelo con Monza 2003.

LECLERC AL LIMITE COME FANNO I GRANDI

“La lotta tra Michael e Juan Pablo alla chicane della Roggia al primo giro fu simile a quella tra Leclerc e Hamilton al giro 23. Leclerc non ha mollato e ha corso al limite di quel che consentono le regole, come solo i grandi campioni fanno e devono fare.

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Quel che mi colpisce maggiormente è quanto rapidamente impari da ogni esperienza che fa, è in costante miglioramento, come pilota e come uomo”.