SANT'AGATA BOLOGNESE. Il volto sorridente di Stefano Domenicali è una sorta di manifesto della Motor Valley che sgomma orgogliosa lungo la via Emilia.«Adesso sono cambiate le prospettive, è una sfida tutta diversa », chiarisce subito il manager imolese, classe 1965, ex cestista, ventitrè stagioni a Maranello, una carriera tutta in ascesa alla Ferrari e che, dopo un passaggio all’Audi, si appresta a vivere appieno il suo nuovo ruolo di presidente e amministratore delegato della Lamborghini.

Bisogna salire due rampe di scale e infilarsi tra i corridoi illuminati prima di arrivare al nuovo ufficio del capo, zigzagando tra la storia del marchio di Sant’Agata Bolognese. Un percorso che dal 15 marzo scorso Domenicali compie ogni giorno, un’altra sfida per l’ex Team Principal della Rossa al timone della Casa del Toro lanciatissima e pronta per nuove avventure. «Se guardo alla mia esperienza in F.1 per me è stato un periodo straordinario che mi porto dentro e che è assolutamente incancellabile - racconta - Non mi sentirete mai e poi mai non ringraziare chi mi ha dato fiducia in passato. Ma questo fa parte della mia vita. Adesso, però, siamo focalizzati su una nuova sfida che devo dire è altrettanto stimolante, bellissima, in una dimensione diversa…».

Sant’Agata Bolognese, un venerdì a mezzogiorno. Il passato è passato e questa è l’unica concessione che Domenicali fa sulla sua vita a Maranello, 32 km di distanza da qui e ben altri pensieri su cui riflettere in questo momento. E allora... Lambo: anima italiana e soldi tedeschi. «Lamborghini è un marchio che ha la forza e la solidità patrimoniale in Germania, perché questo è un dato di fatto. E devo dire che è anche un nostro punto di forza. Ma la nostra è un’azienda assolutamente italiana, con uno spirito italiano e con un Dna che è caratterizzato da chi ha lavorato o lavora ancora qua a Sant’Agata Bolognese. In questo contesto va dato atto a chi è riuscito nonostante le difficoltà degli anni passati a progettare le macchine che sono venute fuori in un contesto dove ogni anno c’erano problemi diversi con gli azionisti che cambiavano. Vuol dire che il patrimonio delle persone (uomini e donne) che lavoravano in Lamborghini è sempre stato eccellente, perché altrimenti sarebbe stato impossibile fare le macchine che sono state prodotte dalla Miura, alla Countach, alla Diablo. Dal 1998 con l’arrivo di Audi c’è stato un consolidamento che ha permesso di dare tranquillità al sistema, di premiare il lavoro delle persone che erano qui a Sant’Agata Bolognese e ovviamente di sfruttare le potenzialità e la forza di un gruppo così grande alle spalle. Questa è un’azienda completamente italiana, con tecnologia italiana ma tecnologia che ci viene anche dai nostri azionisti che ci permettono di fare vetture uniche, straordinarie e che sono in questo momento dei prodotti che ci stanno facendo affermare sempre di più nei mercati mondiali, perché se guardiamo la crescita che il mercato ci ha riconosciuto, questo è un attestato di riconoscenza della qualità del prodotto e anche del fatto che la Lamborghini si sta sempre più affermando».

Il 2016 è un anno davvero strategico per voi. Lamborghini si apre a nuovi orizzonti. Come state vivendo questa fase? «Siamo in una fase di crescita importante sia a livello di volumi sia a livello di affermazione nel mondo. In questi primi mesi ho avuto modo di confrontarmi con alcuni mercati (non tutti perché questo lo farò nella seconda parte dell’anno) e questa sensazione la percepisci parlando con i clienti e i deal. È una bellissima cosa. Il 2016 è anche l’anno di preparazione per quello che sarà il gioco di svolta della Lamborghini con l’arrivo della Urus: stiamo lavorando giorno e notte per fare lo stabilimento nuovo; parliamo di raddoppiare la sede produttiva. Ci dobbiamo preparare perché per noi questo vuol dire non solo cambiare le dimensioni a livello numerico e anche tipo di clienti rispetto ai nostri abituali, ma vuol soprattutto dire entrare in una nuova dimensione di mercato. Dobbiamo crescere come contatto clienti, struttura, assistenza; è fondamentale cambiare il nostro atteggiamento. Quindi vuol dire che grazie al consolidamento che abbiamo vissuto in questi anni ci stiamo preparando a questa sfida di mutare totalmente le regole del gioco. Vuol dire anche a livello culturale nostro cambiare tante cose. Quello che non dobbiamo perdere sono le caratteristiche delle nostre macchine. Quindi anche in un segmento come quello del Suv o del SuperSuv è chiaro che il Dna della Lamborghini deve venire fuori. Di conseguenza dovrà essere un’auto con una linea caratterizzante che la riconosci sempre. Le linee spigolose fanno parte della Lamborghini. In più dovrà possedere caratteristiche di guidabilità e performance, elementi ovviamente al centro della vettura. Noi dobbiamo essere unici con una vettura che appena la vedi e appena la provi devi dire: wow, sono felice di averla e sono orgoglioso di entrare a far parte del nostro meraviglioso marchio. Abbiamo davanti anni di passaggio verso una dimensione a cui non siamo abituati. La gente da noi deve capire che c’è bisogno di fare il 110% perché usciamo da una situazione in cui ognuno opera con regole che già conosce e andremo in un mondo che deve essere da noi ancora esplorato. E tutto questo è bello. E molto eccitante».

Lamborghini, il nostro viaggio a Sant'Agata Bolognese

Eccitanti, per certi versi, sono anche i numeri del vostro impegno nel motorsport. Nell’ultimo week end a Spa c’erano 50 vetture a sfidarsi nel Super-Trofeo. E dire che nel 2009 al primo anno del monomarca le vetture in pista si contavano sulle dita di una mano… «Io mi ricordo questo perfettamente, visto che ero dall’altra parte: alla Ferrari. Comunque sia, con meparlare di certe cose viene anche facile. Le prime persone che ho incontrato quando mi sono insediato alla Lamborghini sono state quelle del motorsport. Poi ho detto alt devo ricordarmi che ho un altro ruolo. A parte le battute, un’azienda come Lamborghini non può vivere senza la passione per il motorsport. È chiaro che anche qui dobbiamo inquadrare le cose nel contesto della nostra dimensione. Mi hanno posto decine di volte la domanda: “Quando vedremo Lamborghini in F.1?” e io rispondo che non è la priorità di oggi perché abbiamo altre sfide che sono a livello di priorità davanti a questo. E poi noi oggi abbiamo un sistema che nelle corse sta funzionando davvero bene. Perché, al di là che il prodotto è indubbiamente centrato, abbiamo un volano di business intorno che è sicuramente straordinario. Va dato atto a Maurizio Reggiani e a Giorgio Sanna e a tutte le persone che lavorano nel motorsport di aver scelto bene il programma sportivo. Comunque sia non puoi pensare a un brand come Lamborghini senza motorsport. Questo è un postulato. Parliamo di macchine che ti devono dare la passione di guida. L’emozione che ti dà il motorsport è fondamentale. Sotto questo profilo dico che noi dobbiamo sentire la responsabilità di mantenere alta la passione del motorsport. Il mondo delle corse, in alcuni paesi rispetto ad altri, vive situazioni difficili. Noi con le nostre macchine, a dei prezzi giusti rispetto al mercato, dobbiamo dare la possibilità a chi vuole correre di farlo. E infine, particolare da sottolineare: Lamborghini è l’unico costruttore al mondo a montare le vetture da corsa sulla nostra catena di montaggio. Vengono montate sulla linea di produzione sia le vetture Supertrofeo che le Gt3».

L'intervista completa a Stefano Domenicali è sul numero 33 di Autosprint, in edicola fino al 22 agosto