“Un battito di ciglia” l’ha definito Lewis Hamilton il distacco tra Ferrari e Mercedes in qualifica sul giro secco. Meno di 3 decimi, 268 millesimi per la precisione. Vero che sulla Mercedes a fare il tempo c’era “piedone” Hamilton, ma sulla Ferrari c’era Vettel che sul giro veloce non è da meno dell’inglese quando “sente” bene la macchina fra le mani. Perciò una differenza così lieve fra le due macchine, la Rossa e la Freccia d’Argento, indipendentemente dai piloti, è vera e credibile. La Ferrari c’è.

Finalmente le qualifiche del GP Australia hanno dato il famoso responso che aspettavamo da settimane e ci hanno fatto capire il vero divario tra le forze in campo. La Mercedes è sempre la macchina-leader, si è visto che il passo lungo funziona anche su una pista anomala come quella australiana; ma anche la Ferrari a passo corto è vicina. E va forte. Con buona pace dei profeti di sciagura che poco dopo il lancio della SF70H sui blog già parlavano di macchina sbagliata e di un team freneticamente al lavoro per ridisegnare il telaio attorno al passo lungo come la Mercedes, cosa assolutamente non vera. 

La Ferrari ora, per dirla con parole di Vettel, “è facile da guidare”. Questo concetto va capito bene per comprendere che differenza faccia nella guida e sul tempo sul giro. Ogni pilota sogna di avere fra le mani una monoposto che sia non soltanto potente di motore, ma anche “sincera” di telaio. Che vuol dire reattiva, cioé che reagisce al colpo di sterzo, alle correzioni continue ed improvvise che il pilota apporta sul volante quando sta guidando al limite. 

I piloti quando tirano al massimo abbreviano i tempi di reazione tra curva e curva: allungano la staccata di un metro o due quindi hanno bisogno di sterzare più velocemente per entrare nella giusta traiettoria e la macchina deve reagire più in fretta al loro impulso di quanto faccia normalmente. Si vede ben in Australia nelle due esse veloci del primo tratto del circuito. Due cambi di direzione sinistra-destra molto rapidi dove una monoposto reattiva fa la differenza. Questa reattività viene da qualità specifiche del blocco telaio-sospensione, più che dell’aerodinamica. È un cocktail difficile da ottenere per i tecnici: bisogna combinare nel modo giusto la rigidità della scocca, il passo e la distribuzione dei pesi che sono elementi del progetto che non si possono cambiare, con le regolazioni “fini” che si apportano in pista: cioé altezze da terra, tarature degli ammortizzatori e tutti quegli accorgimenti che vanno sotto il nome di “fare l’assetto”. Ma se un telaio “nasce” male c’è poco da fare. 

Ecco, la vecchia Ferrari 2016 era nata male: aveva inerzia, non reagiva in fretta all’impulso impresso nella guida dai suoi piloti. Sottosterzava spesso in curva, “smusava” come si dice in gergo, poi sbandava col posteriore in accelerazione perché aveva poco grip. Era nervosa e instabile. Di solito si può rimediare in parte ai difetti montando gomme più soft che garantiscono più grip. Ma quando la gomma si consuma, escono alla distanza i difetti cronici e la macchina diventa inguidabile. La nuova Ferrari SF70 H non è così. Va dove la mette il pilota, non dove vuole lei. Per dirla con le parole di Vettel, “è una Ferrari più semplice da guidare, l’aderenza e il bilanciamento sono diverse. La macchina va come mi aspettavo. È un bel progetto che sta prendendo forma.

Finora nei test di Barcellona e nelle prove libere di Melbourne non si potevano fare confronti diretti sui tempi sul giro perché non si sapeva quanta benzina usassero Ferrari o Mercedes (10 kg in più sono 3 decimi al giro), se stavano adoperando gomme nuove oppure usate e se giravano con regolazioni “da gara” o “da qualifica”, specie nella mappatura del motore. Ma finalmente ora dopo le qualfiche in cui tutti hanno girato nelle stesse condizioni si può fare un paragone

E allora andiamo ad analizzare il distacco Ferrari-Mercedes. Prendiamo in esame solo la Q3 perché è l’unica situazione in cui Hamilton e Vettel hanno spremuto la macchina e loro stessi. Intanto scopriamo che anche la ferrari quest’anno dispone del “bottone magico” come ha la Mercedes: ovvero la possibilità di adottare una mappatura “spinta” solo per pochissimi giri da tirare al massimo. Si capisce perché Vettel nel Q3 ha tolto via un secondo tondo tondo al suo tempo della Q2 (1’22”4 contro 1’23”4 del tentativo precedente) a pari gomme ultrasoft. Non era mai successo l’anno scorso che la Rossa potesse progredire così tanto da una sessione all’altra in qualifica. È ovvio che non è soltanto “cattiveria” di guida del pilota, ma c’è una iniezione di cavalli extra che soltanto una mappatura speciale può dare. Lo ha confermato Horner, boss della Red Bull quando ha spiegato a fine qualifica: “Ferrari e Mercedes hanno il bottone magico mentre noi non l’abbiamo ancora”

L’analisi dei tempi della Q3 dice che Vettel ha rimediato un distacco di 268 millesimi da Hamilton nell’intero giro. Ma in realtà perdeva già più tempo da lui nel primo parziale: dopo i primi 27” del giro Vettel accusava ben 295 millesimi da Hamilton e poi via via è andato a recuperarne. Nel secondo parziale di pista (percorso in curva 22 secondi) Vettel ha perso appena 38 millesimi dalla Mercedes (22”332 Seb contro i 22”294 di Lewis) e il distacco era salito oltre 3 decimi. Nel terzo e ultimo parziale ha recuperato 65 millesimi (32”853 per Seb contro i 32”918 di Lewis) portando il divario sotto i 3 decimi: appunto 268 millesimi.

In realtà il distacco Ferrari-Mercedes poteva essere anche minore perché, come ha dichiarato Seb nel dopo-qualifiche “Nel primo tratto ho perso un po’ troppo”, segno di qualche errore di guida. Ma anche Hamilton non è stato impeccabile nel suo giro veloce: nel tratto intermedio Bottas è stato più veloce di lui di 42 millesimi. Ma parliamo di inezie. Alla fine, il divario Ferrari-Mercedes 2017 per adesso è sotto i 3 decimi. Meglio di quanto si potesse realisticamente immaginare, visto da dove si partiva. Un progresso enorme pensando che l’anno scorso si era partiti con un divario in qualifica di otre 8 decimi diventati un secondo e mezzo nel corso dell’anno. Per dirla con le parole di Vettel: “Con questa Ferrari possiamo fare grandi cose”. E siccome gli è scappato un sorriso dicendolo c'è davvero da credergli.