La vittoria di Vettel si spiega con una nuova parola della F1 che fa parte del gergo tecnico F1 e che dovremmo imparare: l’OVERCUT. Ovvero il contrario del famoso “undercut”. È grazie a questa mossa che Vettel ha vinto il GP d’Australia. Il tedesco ha costruito sapientemente in pista il suo trionfo con freddezza e intelligenza tattica. Ma il modo in cui è riuscito a scavalcare nella sosta ai box Hamilton possiamo riassumerla proprio con l’overcut. Innescato dal “tappo” praticato da Verstappen sulla Mercedes. 

Overcut vuol dire in parole povere ritardare la sosta ai box. Il “cut”, termine inglese che vuol dire taglio, nel gergo dei GP è il momento previsto per il pit stop che viene pianificato a inizio gara dagli strateghi del team. Fino a ieri in F1 valeva una regola chiara: per superare un pilota davanti a te, l’unico modo era praticare l’undercut, cioé anticipare la sosta di uno o due giri. Perché, ripartendo a gomme fresche, il pilota che si era fermato riusciva ad andare più forte del pilota che era davanti ed era rimasto in pista. Così quando si sarebbe fermato a sua volta, l’altro si sarebbe ritrovato davanti. 

Questa regola non vale più con la F1 di oggi che non degrada troppo le gomme e soprattutto non ha funzionato in Australia. Oltre che l’overcut, oltre che l'intelligenza tattica di Vettel, ha fatto gioco alla Ferrari anche la fragilità psicologica di Hamilton che ancora una volta gli ha fatto buttare alle ortiche una vittoria. 

Hamilton, mentre al 15° giro guidava la gara, si è sentito chiedere dal team di accelerare per staccare Vettel che gli restava attaccato a un secondo e mezzo. Ma lui invece di riuscirci, ha risposto laconicamente che non ce la faceva perché le gomme non glielo consentivano. In quel momento Hamilton montava delle ultrasoft usate che avevano sulle spalle 15 giri di gara e 3 di qualifica. Quelle di Vettel addirittura erano più usurate perché ci aveva fatto un paio di giri in più al sabato. Secondo la Pirelli con quelle gomme si potevamo fare tranquillamente da 22 a 26 giri. Eppure Hamilton si è fatto prendere dai suoi fantasmi e dalle sue paure psicologiche. E ha attribuito l’impossibilità di forzare il ritmo a un degrado degli pneumatici che in realtà non era così forte ed evidente. 

La sua insicurezza ha portato il team a suggerirgli di anticipare il pit stop. Così al 17° giro Hamilton è andato ai box dove ha montato coperture di mescola soft. Quando è ripartito, Hamilton aveva un distacco di 21” di Vettel, abbastanza per tenerlo alle spalle se il ferrarista si fosse fermato subito dopo di lui. E poi Lewis aveva gomme fresche anche se soft che nei primi giri gli potevano permettere di incrementare il vantaggio. Tra l’altro non è stata nemmeno una sosta molto veloce la sua, perché i meccanici hanno impiegato 3”3 per cambiargli le gomme, un secondo di più di quel che avrebbero fatto poi con Bottas (2”2). Ma questo ci sta negli imprevisti di una gara. Non ci stava invece che Lewis, anticipando la sosta abbia scombinato le strategie del suo team. Perché ripartendo si è ritrovato nel traffico, dietro Verstappen che a gomme consumate lo ha tenuto dietro per sei giri facendogli perdere il vantaggio di sfruttare le gomme fresche nei primi giri lanciati. 

I numeri “fotografano” implacabili questa situazione. Hamilton ripartendo nel suo primo giro lanciato ha fatto subito 1’27”551, mentre Vettel in pista con gomme usate si difendeva in 1’28”118. Sei decimi più lento. La svolta della corsa è avvenuta lì, perché il box Ferrari non si è fatto prendere dall’ansia come quello Mercedes; ha invece capito subito che Hamilton avrebbe raggiunto presto Verstappen ma forse non avrebbe avuto il ritmo per superare l’ostico pilota olandese. E la cosa poteva giocare a vantaggio della Rossa. Era una scommessa, ma tenendo conto delle difficoltà di sorpasso evidenti che hanno le F1 2017 rispetto al passato, Ferrari ha deciso di rischiare. Perciò il box ha consigliato a Vettel di praticare l’inconsueto overcut: restare in pista a oltranza, finché le gomme gli avrebbero permesso un passo decente, e cercare di andare più forte possibile per portare il vantaggio da 21” ad almeno 23/24 secondi. Quello che poteva bastare alla Ferrari per ripartire davanti alla Mercedes dopo il pit stop ritardato. 

Tutto è andato come previsto: al giro successivo Hamilton, raggiunta la Red Bull, si è plafonato e i suoi tempi si sono alzati: 1’28”473, 1’28”981 e addirittura 1’29”879 al 22° giro. Mentre al confronto Vettel, che nelle attese della Mercedes sarebbe dovuto affondare con tanti giri sulle gomme, è riuscito a far funzionare più a lungo i suoi pneumatici ultrasoft usurati riuscendo a restare sul passo di 1’28” basso al giro. Così Vettel ha riguadagnato in pista quei due secondi di margine che gli sono bastati per restare davanti. Mentre Hamilton schiumava rabbia impotente dietro Verstappen.

A parte la tattica dell’overcut, in questa corsa Vettel ha avuto due grandi meriti. Primo, una grande abilità nel guidare veloce ma dolce per non rovinare le gomme, cosa che a Raikkonen non è riuscita (ha guidato soltanto “dolce” ma non veloce). Secondo, una grande determinazione nel restare attaccato con i denti a Hamilton nei primi 17 giri. È lì che ha costruito al vittoria perché, come ha spiegato a fine gara, ha messo Lewis all’angolo portandolo ad agire in modo disperato e non programmato: “Volevo mettergli pressione per non lasciargli il lusso di poter andare ai box a fare il pit stop quando voleva lui. Se ci fosse stato un gap maggiore tra noi, lui sarebbe potuto restare fuori a piacimento”. E gestire diversamente l'ansia da gomme consumate.

Hamilton perciò la gara l’ha buttata via per troppa ansia da prestazione. Quando se in testa e perdi la vittoria per una decisione affrettata, puoi prendertela solo con te stesso. Il team senza far polemica diretta con il pilota, ha però fatto capire che la lamantele esagerate di Hamilton li avevano convinti che le gomme di Lewis si stavano sfaldando, mentre invece non era vero. Tanto è vero che quelle di Bottas sono durate 25 giri. È Lewis che ha indotto la sua stessa squadra a un errore strategico. E non è la prima volta che succede. 

Il rapporto di Hamilton con la gestione delle gomme è sempre stato un po’ difficile. Non è la prima volta che l’inglese non riesce a “capire” le gomme e fraintende il loro comportamento o la loro durata. Due anni fa a Montecarlo buttò via una vittoria ormai certa perché nel finale decise di montare gomme fresche che gli davano più fiducia. E non riuscì più a risuperare gli avversari. Quest’anno Hamilton pensava forse di avere le gomme tipo 2016 che si degradavano di botto da un giro all’altro e decadevano di prestazione anche di 3” al giro. Mentre oggi invece non è così. Il team si è fatto convincere e l’ha assecondato. Sbagliando come nel 2015. Solo che stavolta non c’era un compagno di squadra come Rosberg ad approfittarne, ma un falco in agguato come Vettel. Che quando ha le unghie affilate, sa graffiare e far sanguinare davvero.

Vettel: "Se non fai parte di questo team è impossibile capirne la sostanza"