Barcellona. Diciamola tutta: la Mercedes vista a Barcellona era praticamente imbattibile. Anche con tutta la grinta possibile di un super-Vettel che non si è risparmiato, ha combattuto metro per metro e ha dato persino ruotate ad Hamilton, la Ferrari non è riuscita a contrastare le frecce d'argento. 

Tutto merito delle modifiche aerodinamiche che la Mercedes ha portato a Barcellona e che hanno sortito l'effetto di rendere più veloce la W08 sul passo gara, che era il tallone d'Achille dei tedeschi nelle prime quattro gare. La nuova aerodinamica anteriore della W08 ha permesso finalmente alle gomme davanti di lavorare bene, mentre prima in gara dopo pochi giri le gomme uscivano dalla “finestra” termica ottimale di utilizzo e costringevano i piloti a rallentare. 

La Ferrari, battuta dalla Mercedes sul piano della prestazione in corsa, avrebbe potuto usare l'arma della strategia per creare scompiglio e ribaltare la situazione. Un aspetto dove fino ad oggi è sempre riuscita ad inventarsi una mossa originale. Invece non c'è riuscita perché la Mercedes ha imparato la lezione ed è diventata aggressiva (e brava) anche sul piano tattico. Ed è riuscita, con una serie di abili mosse ai box e in pista, a condizionare la gara di Vettel fino a sconfiggerlo. Tre sono stati gli episodi decisivi che hanno impedito la vittoria Ferrari: vediamo quali.

L'undercut difensivo di Vettel

Vettel non si aspettava di scattare in testa alla corsa. Ma quando si è ritrovato al comando, la Ferrari aveva il timore di venire superata dalla Mercedes che gli era alle spalla staccata di 2” grazie a un undercut (sosta anticipata). Per spiazzare i tedeschi, la Ferrari ha così deciso di anticipare drasticamente il primo pit stop. Vettel si è fermato al 14° giro invece che al 20°. L'undercut al contrario (in genere lo fa chi è dietro per passare chi sta davanti) ha funzionato e ha permesso a Vettel di restare al comando della gara. Ma lo ha esposto a un problema successivo: gli ha impedito di sfruttare fino in fondo le sue gomme soft che avrebbero retto bene un'altra decina di giri, e ha in prospettiva obbligato il team ferrarista ad allungare lo stint finale del tedesco con le gomme medie, che sono circa 1 secondo al giro più lente.

Il tempo perso con la Virtual Safety Car

La virtual safety car è stata l'episodio cruciale. Uscita al 34° giro per permettere la rimozione della McLaren di Vandoorne insabbiata, hanno giocato a favore della Mercedes. I tedeschi hanno reagito richiamando ai box Hamilton che era in pista con il secondo treno di gomme, quelle medie. Quando ci si ferma in regime di VSC, si guadagna un sacco di tempo perché le macchine transitano in rettifilo a velocità limitata, non a 300 km/h, quindi se uno entra in pit lane a 80 km/h perde molto meno tempo che in regie di gara libera. Tra ingresso e uscita, invece di rimetterci 24/25 secondi, se ne perdono una dozzina; non di più. 

La Mercedes, nell'inventarsi la sosta anticipata per sfruttare la VSC, ha ottenuto due vantaggi. Primo: ha guadagnato una decina di secondi sulla Ferrari. Secondo: ha tolto di mezzo così facendo le gomme medie che erano vistosamente più lente delle soft, facendoci solo 15 giri, il minimo indispensabile. Certo, si esponeva così al rischio di fare uno stint lunghissimo -come è stato – con le soft, ben 30 giri da quel 36° giro del secondo pit stop fino al termine della gara. Trenta lunghi giri che potevano mandare in crisi le gomme soffici di Hamilton. In prova ne aveva simulati solo dieci consecutivamente a passo gara con le gialle ed i riscontri erano stati positivi. Ma una distanza tripla avrebbe retto o avrebbe distrutto le gomme esponendo Hamilton a un ulteriore pit stop con tanti saluti alla vittoria? È un rischio che la Mercedes ha deciso di correre. E gli è andata bene. 

Ma allora perché la Ferrari non ha reagito fermando anche lei Vettel in regime di Virtual Safety car? Perché si è fatta influenzare da quanto era successo a Bottas. Il quale, dieci giri prima, era andato in fortissima crisi di gomme con le soft dopo 21 giri. A Maranello hanno pensato che se le soft avevano retto così pochi giri sulla Mercedes n.77, non sarebbero durate molto più a lungo sull'altra Mercedes n.44. Così si sono convinti che Hamilton avrebbe dovuto per forza fare un terzo pit stop nel finale di gara. Cosa che invece non è accaduta. In realtà poi le gomme soft di Bottas son andate presto in crisi perché il finlandese aveva ricevuto nel contatto con Raikkonen una botta alla sospensione che non aveva ceduto ma faceva lavorare male le gomme consumandole in modo anomalo. Hamilton ovviamente non soffriva invece di quel problema.

Il “tappo” di Bottas

Il terzo episodio che ha condizionato la gara Ferrari è stato il tappo praticato da Bottas. Lasciato in pista apposta per ostacolare Vettel. L'ha fatto con astuzia, al limite del regolamento, ma senza commettere scorrettezze. Quando si è in crisi di gomme, la macchina scivola qua e là e il pilota rallenta a centro curva perché altrimenti non riesce a seguire la traiettoria. È quello che ha fatto Bottas, forse anche esasperandone l'effetto. Ma non lo si può accusare di nulla: faceva il suo gioco. Difendeva la sua posizione su Vettel non era doppiato, per cui non era obbligato a lasciargli strada. Ma girando lentamente, sul passo di 1'27” alto oppure 1'28”, ha costretto il tedesco che fino al momento n cui lo ha raggiunto viaggiava sul passo di 1'25”2, a lasciare per strada fra i 6 e i 7 secondi in quei tre giri chiave alle spalle della Mercedes.

Spariti più di 12 secondi dai tempi Ferrari

Se sommiamo il tempo perso da Vettel con la virtual safety car e quelli persi dietro Bottas, il ferrarista in una gara ideale sarebbe stato avanti di una dozzina di secondi se non di più. Considerando che è arrivato a 3”4 da Hamilton, si può dire che poteva vincere? Non lo sapremo mai. Ma di certo Vettel, restando davanti o vicino all'inglese – e con la tenacia e la cattiveria che ha dimostrato nel duello ruota a ruota con la Mercedes – gli avrebbe reso la vita più difficile nel finale. E visto che Hamilton era a rischio degrado gomme, se fosse stato costretto a lottare e guidare in modo aggressivo per molti giri, forse sarebbe andato in crisi. Come in Australia e in Russia.