LE MANS - Le Mans sa essere davvero crudele a volte. Non lo dicono i luoghi comuni ma lo ammettono anche quelli della Porsche che pure hanno beneficiato del dramma che ha colpito la Toyota e rendono omaggio agli avversari sconfitti. La storia della Le Mans 2017 è cambiata poco dopo mezzanotte. Nel giro di mezz’ora, fra le 00.45 e l’1.15, la Toyota ha perso le due macchine di testa, la n.7 che guidava la gara di Kobayashi-Sarrazin-Conway, e la n.9 di Lapierre-Lopez-Kunimoto che era terza. Ed è sfumato anche questo assalto alla vittoria a Le Mans. 

La prima Toyota è andata KO attorno al 150° giro, quando dopo oltre 9 ore e mezza di gara, ha cominciato a rallentare sempre più vistosamente perdendo i 2 minuti e 17 di vantaggio che aveva sulle Porsche che fino a quel momento aveva  agevolmente battuto. La seconda perché, mentre aveva rilevato il secondo posto dietro alla Porsche, è stata tamponata da una LmP2 e si è dovuta ritirare perché troppo danneggiata.

Sono stati momenti da incubo, specie quello di Kobayashi, il poleman, l’uomo che con Conway e Sarrazin avevano guidato la corsa praticamente per 9 ore e mezzo salvo una breve parentesi dell’altra Toyota n.8. E si è rivissuto il dramma della sconfitta dell’anno scorso quando la Toyota cominciò allo stesso modo a rallentare nell’ultimo giro fin quasi a fermarsi. Qui Kobayashi ha accusato il problema che lo ha bloccato appena passato il traguardo: quando aveva davanti un intero lunghissimo giro da percorrere per giungere ai box. Non ci sarebbe mai arrivato. La Toyota n.7 di colpo si è messa a viaggiare lentamente, prima a 80 poi a 60 quindi sempre più piano fino a 7-8 km l’orari! Uno strazio percorrere il lungo rettifilo delle Hunaudieres a passo d’uomo mentre vicino le altre macchine lo sfilavano a 300 all’ora. La colpa è della frizione, che si è surriscaldata quando il giapponese è ripartito dai box il giro prima. I commissari l'avevamo fermato perché transitava la safety car e a furia di sfrizionate per ripartire, la frizione ha ceduto. La velocità ridottissima con cui l'auto ha proceduto negli ultimi dieci minuti di agonia aveva fatto immaginare che ben altro fosse successo al motore termico e l’impressione è che la Toyota n.7 abbia marciato solo in elettrico, slittando, per i suoi ultimi km di vita fino ad esaurire le batterie. Invece sia il motore termico che quello elettrico funzionavano regolarmente, semplicemente Kobayashi senza frizione non riusciva a inserire una marcia superiore alla prima e a furia di insistere per completare il giro, la trasmissione ha ceduto del tutto. Nella sua lenta agonia la Toyota si è fermata due volte, due volte è ripartita lentamente ma la terza volta si è arrestata dopo Arnage. Kobayashi ha impiegato 9 minuti e 53 secondi per coprire quel mezzo giro fino a quel punto. Gli restavano altri 4 km per raggiungere i box ma la macchina è ammutolita del tutto e il giapponese non ha potuto fare altro che scendere dall’auto e ritirarsi.  

Così la Porsche ha preso la testa della corsa per la prima volta all’1 di notte, dopo 10 ore di gara. Nemmeno cinque minuti dopo, mentre in Toyota sanno ancora a bocca aperta per lo stupore e la delusione, anche l’altra Toyota superstite in buona posizione, la n.9 di Lapierre-Lopez-Kunimoto che era diventata seconda assoluta è andata KO. In questo caso, tamponata alla frenata della esse Dunlop dopo il traguardo, da una vettura LmP2, la Manor di Gonzales-Petrov-Trummer. 

Lapierre, colpo di sorpresa, è finito in testa coda e nella ghiaia. Lui s'è giustificato dicendo: “Non ci posso credere! Io ho rallentato prima della frenata per risparmiare benzina come facciamo di solito e l’altra auto mi ha colpito in pieno. Forse era distratto e l’ho colto di sorpresa, non so spiegarmelo altrimenti”. Lapierre ha cercato di ripartire con il retrotreno sinistro danneggiato, ma dopo mezzo giro fra fuoco e fiamme provocate dalle scintille di una ruota squarciata e dal semiasse posteriore sinistro danneggiato, si è dovuto fermare una prima volta dopo Arnage (guarda caso dove c’era l’altra Toyota di Kobayashi ko). Il francese non si è arreso, è ripartito sfrizionando con la sola trazione anteriore perché la trasmissione posteriore di fatto non esisteva più, ma percorso un altro chilometro si è fermato malinconicamente con la TS050 ko proprio sotto la grande ruota panoramica. Bastava alla Toyota un ultimo sussulto di vita per arrivare ai box, distanti non più di 600 metri. Niente da fare. La macchina si è bloccata del tutto. Lapierre ai box ci è arrivato sì, ma a piedi, fra gli applausi delle centinaia di ospiti Toyota venuti a festeggiare la squadra che - ironia della sorte - erano assiepati proprio lì sotto la esse finale dove non è riuscito ad arrivare con la sua auto. 

La maledizione di Le Mans per la Toyota non accenna a interrompersi. È dal 1990 che insegue inutilmente il successo in una corsa per lei maledetta. Il direttore sportivo della squadra, Alexander Wurz, ex pilota che Le Mans l’ha vinta ma mai con la Toyota, racconta sempre un motto che alla luce di quanto successo suona amaramente vero: “Purtroppo a Le Mans tu non puoi vincere: è la gara che sceglie chi vincerà”.