Ci ha provato anche Davide Valsecchi a far riappacificare davanti alle telecamere dopo le qualifiche Hamilton e Vettel. I due si sono dati freddamente e in modo sfuggente la mano, poi Lewis è scappato via quando Valsecchi ha provato ad approfondire il discorso con una domanda che non ha mai ricevuto una risposta. Una stretta di mano fredda, freddissima. Tipo quella che Senna diede a Prost nel 1990 in una finta pace televisiva fra i due che infatti culminò due mesi dopo nel crash di Suzuka. 

A dispetto di tanto (finto) buonismo dimostrato nelle conferenze stampa, i rapporti fra i due sono evidentemente più gelidi che mai. Vettel, anche se ha dovuto scusarsi a denti stretti con Lewis per evitare che la Fia gli comminasse altre sanzioni, è tuttora convinto di aver subìto un torto con quel rallentamento “provocatorio”. Lo pensa anche Ecclestone che, venuto in visita al Red Bull Ring da semplice osservatore/spettatore, ha ammesso: “Il mio parere personale è che Hamilton volesse scientemente creare un problema a Vettel”. Unendosi al coro di quei pochi (Jackie Stewart e Martin Brundle) che pensano che Hamilton l’abbia fatto apposta e non sia stato una semplice coincidenza.

Per certi versi è meglio così. Sono cadute le maschere di buonismo ed è scomparsa l’ipocrisia delle prime corse. È tornata la ferocia e la lotta senza quartiere fra due leader che sotto sotto poco si sopportano e ancor meno si rispettano. Perché nessuna primadonna accetta di dividere il palcoscenico con l’altra. Lo sport è così. Per cui il Gp d’Austria si correrà più che sotto la probabile pioggia, sotto la cappa mica tanto velata di questa polemica tutt’altro che sopita. I fatti di Baku e di Parigi condizioneranno la guida di tutti e due i protagonisti. Il nervosismo in pista si taglierà col coltello. E anche se i due protagonisti partiranno distaccati di tre file, di 5 macchine e di ben 48 metri tra loro, non basterà quello spazio a sopire i rancori.

Il circuito austriaco ha dimostrato che la Mercedes è tornata forte, anzi fortissima in qualifica ma che la Ferrari non è da meno. 42 millesimi fra Vettel e Bottas  sono un’inezia e in gara le due macchine hanno un passo equivalente. Ma il duello tra Seb e Lewis in Austria domenica sarà prima ancora che una sfida di macchine, un duello di nervi. Tesi e scoperti. Ognuno dei due dovrà tenere a bada i lati negativi del proprio carattere: Vettel la sua nota impulsività, Hamilton quella tendenza a deprimersi e a dimenticare come sa guidare bene quando non si “sente” la macchina perfetta fra le mani oppure la giornata non gli gira bene.

Chi è più avvantaggiato? Sulla carta Vettel per tre motivi: primo perché parte in prima fila ed è favorito dalla retrocessione di Hamilton in quarta fila; secondo perché la Ferrari sulla pista austriaca è velocissima sul passo gara è pure sul giro secco; terzo perché quello austriaco è un tracciato cortissimo con pochissimi rettifili e quindi chi rimonta da dietro, come Hamilton, farà più fatica a farsi largo e perderà più tempo nei sorpassi. Tanto che Hamilton stesso pone già come obiettivo minimo il quinto posto; significa che Lewis non crede di avere la possibilità di andare a vincere la corsa, al massimo di fare podio. Quindi vuol dire che ha già messo in conto di perdere dai 3 ai 10 punti in classifica iridata dal ferrarista. 

Il guasto al cambio della Mercedes n.44 che ha richiesto la sostituzione anticipata venerdì notte in violazione del regolamento (il cambio deve durare 6 Gp e la trasmissione della W08 ne aveva fatti invece solo 3) è un guaio ben più grave del previsto in chiave campionato per Hamilton e la Mercedes. Perché compromette una vittoria che sarebbe stata quasi sicuramente appannaggio del pilota inglese che avrebbe potuto azzerare lo svantaggio da Vettel. 

Ma Vettel nello stesso tempo deve stare attento, molto attento, perché corre in un certo senso “sub judice”. I commissari Fia lo seguiranno con particolare attenzione e non gli perdoneranno alcuna “giocata” violenta. Un contatto o un sorpasso “duro”, che fra altri piloti potrebbe essere tollerato e giudicato regolare, a lui non sarà perdonato. Ricordate quella staccata tiratissima un anno fa qui in Austria fra Hamilton e Rosberg col tedesco fuori pista? Ci furono polemiche è una lieve sanzione. Ma se Vettel fosse protagonista di un caso del genere, da un lato o dall’altro non ne uscirebbe immune perché ormai i commissari sono prevenuti nei suoi confronti. E non può rischiare altri punti-licenza. 

Quindi il ferrarista ha il dovere, per ragioni tattiche di campionato, di non essere troppo aggressivo. Questo lo sfavorisce in partenza, perché al Red Bull Ring la prima curva è appena a trecento metri al via, lui scatterà dalla parte meno gommata del tracciato e non potrà, per i motivi detti prima, tentare un attacco troppo aggressivo su Bottas. Lo sa Valtteri che potrà fare imperterrito ostruzione e lo sanno quelli dietro Vettel (Raikkonen, Ricciardo e Verstappen) che magari cercheranno una staccata aggressiva su di lui sapendo che Vettel non potrà difendersi con troppa cattiveria.

Hamilton invece è nella situazione - per lui spiacevole - di dover fare una gara d’attesa. Giocata sulla distanza. Partendo con le supersoft che non daranno alla sua Mercedes un grip come gli altri in partenza, dovrà cercare di stare fuori dai guai all’imbuto della prima curva e cercare di rimontare con pazienza aspettando le soste degli altri che fermeranno prima di lui mentre Lewis si ritroverà invece le velocissime gomme ultrasoft negli ultimi giri di corsa quando gli altri avranno le rosse o le gialle. 

Lewis però deve tenere il sangue freddo: non cominciare ad autocommiserarsi perché qualcuno gli è davanti e lui non riesce a prenderlo; non andare nel pallone con le strategie chiedendo disperatamente al box cosa conviene fare e se attaccare o no l’avversario davanti. In tante altre occasioni l’imglese ha dimostrato di non saper reggere la pressione quando sta dietro; in altre invece ha fatto vedere cose formidabili quando era chiamato a rimontare dalle retrovie. Che Hamilton vedremo? Mistero. Quel che è certo è che il Gp Austria sarà una guerra dei nervi prima che una battaglia di sorpassi. Chi perde la testa, perde la gara.