Anche se non ha stabilito la pole position, Vettel esce dal sabato del GP Belgio come meglio non poteva immaginare. In poche ore ha salvato capra e cavoli. Tre obiettivi centrati quando sembrava potesse mettersi male per lui una gara su una pista pro-Mercedes: primo, rinnovo triennale del suo contratto con la Ferrari; secondo, una prima fila acchiappata con i denti all’ultimo istante dell’ultimo giro; terzo, il rischio dissolto in extremis di vedersi partire davanti Raikkonen e Bottas, che erano sempre stati più veloci di lui nelle precedenti sessioni. Pochi ci hanno fatto caso, ma se le prove fossero finite come la Q2 o la Q1 con Vettel 4° o 5° e Raikkonen là davanti, la cosa avrebbe rappresentato un bel problema per il tedesco. Perché stavolta Kimi non avrebbe potuto praticare il gioco di squadra, con Bottas di mezzo. 

A conti fatti, per Vettel è stata una giornata quasi perfetta anche se Hamilton è davanti a lui, perché il rischio di un passo falso era grande. A Spa Raikkonen era sempre stato sistematicamente più veloce di Seb dal venerdi mattina fino alla Q2. E se in Q3 il divario si fosse ripetuto a Spa e Kimi gli fosse finito davanti, in gara con la Mercedes di Bottas fra loro, non sarebbe stato possibile ripetere il giochetto di Monaco e Hungaroring. E Vettel avrebbe rischiato di perdere una enorme quantità di punti. Invece, partendo dalla prima fila potrà giocarsi la vittoria se come al solito la Ferrari sarà più vicino in assetto gara alla Mercedes.

Vettel deve proprio a Raikkonen la sua prima fila. A fine qualifiche ha spiegato perché. “Dopo aver fatto un errore nella parte intermedia, Kimi si è trovato davanti a me proprio nel tratto più veloce della pista; il suo giro era compromesso ma è stato molto generoso a tirarmi la scia nella parte finale della pista (Stavelot e Blanchimont, ndr). 

Quanto sia stato determinante, lo dicono i tempi intermedi: in quel 3° settore, dove la Ferrari (che ha molto carico aerodinamico) offre parecchia resistenza in velocità, Vettel nei giri precedenti non aveva mai fatto meglio di 28”4/28”5. Rimediando sempre uno/due decimini dalla Mercedes. In quell’ultimo giro invece Vettel, grazie alla scia di Kimi, ha percorso l’intermedio in 28”257. Addirittura meglio di Hamilton (28”264). La scia gli ha regalato tre decimi esatti rispetto al suo giro precedente. E questo ha permesso al ferrarista di tenere a distanza Bottas che poteva scavalcarlo.

Ora Vettel ha in mano ottime carte da giocarsi per il mondiale. Con 14 punti di vantaggio in classifica, la Ferrari temeva la pista belga che è quella più adatta alla Mercedes di tutto il resto del campionato. Riuscisse Vettel a uscire da Spa limitando i danni, la strada per il campionato sarebbe per lui davvero in discesa. 

Ma il vero passo avanti Vettel l’ha fatto ottenendo il rinnovo del contratto alle sue condizioni: ovvero un accordo di lunga durata, non annuale ma addirittura triennale, con scadenza fissata a fine 2020. Un ingaggio pagato lautamente se, come si dice, Vettel dovrebbe aver ottenuto un ritocco al compenso prossimo ai 40 milioni l’anno, dai circa 25 dell’attuale contratto. Diventando così il pilota più pagato della Formula 1, più di Alonso che aveva accettato un ingaggio di 30 milioni l’anno per la (fallimentare) avventura McLaren-Honda. 

Per Vettel c’è il vantaggio di continuare con una squadra con cui ormai è perfettamente affiatato e con un potenziale in crescita; e la sicurezza di avere al fianco un compagno-scudiero come Raikkonen che - ormai è chiaro - ha sacrificato le ambizioni di vittoria al prolungamento della carriera. Ma la cosa più importante è che la durata triennale fa ipotizzare che tra le condizioni Vettel abbia messo anche quella - importantissima - di poter dire l’ultima parola sulla scelta del compagno di squadra per garantirsi il ruolo di prima guida per tutta la sua permanenza in Ferrari. E poter quindi escludere ogni ipotesi di arrivo di un rivale pericoloso come Hamilton dopo il 2018, quando verrà a scadenza il legame fra Lewis e la Mercedes.